Il Tirreno

Versilia

2018: la prima volta dei Cinquini nel segno della pace

simone pierotti
2018: la prima volta dei Cinquini nel segno della pace

Lo scontro Trump-Kim conquista la vetta del podio in un’edizione che deve fare i conti con la sicurezza

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simone pierotti

Un Carnevale pacifista, che mette alla berlina soprattutto l’allora presidente americano Donald Trump e il dittatore nordcoreano Kim Jong-un e rispolvera i faccioni di Hitler e Stalin. Era il 2018 e per buona parte di carristi e mascheratisti il tema saliente era lo spettro della guerra. Lo fu anche per Stefano, Umberto e Michele Cinquini che iscrissero per la prima volta il proprio nome nell’albo d’oro del Carnevale con “Papaveri rossi”, inno antimilitarista in cui la signora della morte – cioè la guerra – traina un carretto facendosi largo in mezzo a un campo, appunto, di papaveri. L’anno dei Mondiali di calcio in Russia senza l’Italia è il primo del nuovo bando triennale voluto dalla presidente Marialina Marcucci. Che, come i suoi predecessori, si scontra con le resistenze dei costruttori.

Non tanto sui compensi per le costruzioni, che dopo essere rimasti bloccati per cinque edizioni vengono ritoccati – da 121.600 a 125.100 euro per i nove carri grandi, da 57.300 a 59mila euro per i cinque piccoli, da 21.650 a 22.250 euro per le nove mascherate di gruppo e da mille a 1.500 euro per le maschere isolate, ridotte però a dieci – o sul canone d’affitto degli hangar, abbassato da 1.300 euro a 1.050 al mese: il vero nodo sono le nuove, stringenti regole in materia di sicurezza.

Uno scoglio che viene comunque superato, seppur con uno slittamento di un mese e mezzo della data di consegna dei bozzetti. E anzi, ai carristi viene data la piena proprietà delle loro opere una volta finito il Carnevale – tranne le carrette, che rimangono della Fondazione – e percepiranno un bonus in caso di incassi particolarmente positivi: i maghi della cartapesta si spartiranno il 50% degli eventuali 100mila euro in più rispetto alle previsioni, il 35% dei successivi 100mila euro e il 15% se il surplus di incassi sarà superiore a 201mila euro. Un traguardo che potrebbe essere facilmente raggiungibile alla luce del rincaro dei biglietti: i cumulativi interi passano da 30 a 35 euro (lo sconto prevendita da 27 a 30) e quelli ridotti da 20 a 25 euro, il biglietto intero per la singola sfilata da 18 a 20 euro (15 in prevendita) e quello ridotto da 13 a 15 euro (10 in prevendita).

Nel mentre, la Cittadella è stata curiosamente lo scenario della Via Crucis, evento che segue di pochi mesi la visita a papa Francesco da parte di una delegazione viareggina composta anche da alcuni costruttori. Qualche novità anche sul fronte delle date dei corsi – nel 2018 si partirà e si finirà di sabato sera, ma per il biennio successivo viene già annunciata la volontà di finire di Martedì Grasso – e alla voce entrate – la Regione approva in estate un contributo straordinario da un milione di euro, mentre il Carnevale accede ufficialmente ai finanziamenti del Fondo unico per lo spettacolo, che per l’anno prima è stato di 51.645 euro. E c’è pure qualche polemica su un passaggio del nuovo bando che vieta il consumo di bevande alcoliche sui carri e su Burlamacco, da circa un anno diventato a tutti gli effetti proprietà della Fondazione, che non compare sul manifesto ufficiale, opera dell’artista Renato Missaglia: per la prima volta, il disegno che verrà affisso in mezza Italia per pubblicizzare le date dei corsi mascherati viene svelato nel loggiato di piazza Cavour.

La scelta del luogo non è proprio casuale: la vecchia rotonda delle pescheria che si trovava di fronte venne adibita a capannone per la realizzazione dei carri del Carnevale del 1946, il primo dopo gli orrori della guerra. Ancora una volta la canzone ufficiale esce dal Festival di Burlamacco: i Carnevalari, organizzatori del concorso canoro, non sanno però che sarà l’ultima edizione al Politeama, destinato a chiudere i battenti nel giro di pochi mesi. Per la prima volta c’è un ex aequo: risulta decisivo il voto del presidente di giuria Antonio Melani che premia “Ovunque andrai” cantata da Christian Grossi e Alberto Martinelli. Nel mondo delle feste rionali in notturna rimangono solo Carnevaldarsena e Marco Polo, con la Croce Verde che mostra dei piccoli segnali di ripresa: dopo l’esperimento della serata in piazza Mazzini dell’anno prima, si sposta di domenica pomeriggio in Cittadella all’indomani del primo corso. In quella occasione lo slargo dell'ingresso principale viene intitolato all'ex presidente della Fondazione Carnevale Elio Tofanelli: poco dopo la fine dei corsi se ne andranno, peraltro a distanza di poche ore, anche i suoi "colleghi" Giovanni Maglione e Carlo Arrighi.

Al di là dell’immancabile tormentone del “corso lento”, le sfilate richiamano il grande pubblico, tanto che alla fine arriva un nuovo record d’incassi con due milioni e 352mila euro (lordi). All’ultimo corso le gocce di pioggia si confondono con le lacrime di gioia dei Cinquini, campioni a dieci anni esatti di distanza dal loro ritorno in concorso. E come in una magica chiusura del cerchio riceveranno la statuetta di Burlamacco dal decano Arnaldo Galli, con cui erano stati in società dal 1991 al 1993 lasciandosi però malissimo. È la magia del Carnevale. —

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