Sicurezza
Le canzoni di Carnevale volano in ospedale
L’iniziativa dei fisioterapisti del reparto Riabilitazione Covid del Versilia: «Abbiamo portato un pizzico di leggerezza»
Donatella Francesconi
viareggio. La foto, comparsa sulla pagina Facebook dell’ospedale Versilia, fa sorridere e commuovere in un sol colpo. Reparto di riabilitazione Covid, i fisioterapisti – molti dei quali non viareggini – nel giorno del martedì grasso si sono scritti, sulle tute anti virus, frasi delle canzoni del Carnevale di Viareggio. «Ci siamo guardati in faccia noi viareggini e appassionati del Carnevale», racconta al Tirreno Marcella Laura Oleari, fisioterapista respiratoria, «e ci siamo detti: è martedì grasso e siamo al lavoro, bisogna fare qualcosa. E siccome la vita continua, abbiamo deciso di scrivere una frase tratta dalle canzoni del Carnevale di Viareggio sul retro delle tute. Tutte. Comprese quelle dei colleghi non viareggini. Tanto che uno di Lucca indossava un bel “Delafia”. Così abbiamo creato un po’ di leggerezza».
Il reparto diretto dal dottor Federico Posteraro prende in carico i pazienti contagiati dal Covid, spesso appena lasciano la Terapia intensiva. Pazienti da riportare alla vita, in tutti i sensi, perché i danni dell’infezione multiorgano sono tanti e pesanti. E in molti casi insistono su altre patologie, anche molto gravi.
«L’altro giorno una collega che passava dal reparto di riabilitazione Covid a quello di riabilitazione no Covid, per un attimo è apparsa – attraverso la vetrata che chiude il corridoio dove i pazienti tornano a camminare – senza tuta. Perché si era appena cambiata. Ho visto illuminarsi gli occhi della persona che stavo seguendo quando ha detto: “Come è strano vedere qualcuno senza tuta”».
Parole che sintetizzano l’esigenza di quell’attimo di freschezza, di quel momento di leggerezza, che le parole del Carnevale di Viareggio – volate come coriandoli fin dentro l’ospedale Versilia – hanno portato tra i pazienti ancora alle prese con le conseguenze dell’infezione. «Siamo riusciti», sottolinea Oleari – «ad allontanare per un po’ dal saturimetro il pensiero dei nostri pazienti».
Un gesto che ha significato tanto anche per gli operatori sanitari che lo hanno messo in scena: «Durante il primo lockdown», ricorda Oleari, «tutti noi abbiamo vissuto come se fossimo sempre in quarantena. Perché eravamo tutti alle prese con qualcosa di sconosciuto. E anche oggi, fuori dall’ospedale, non è che si faccia chissà che cosa. E pensare che non mi perdevo mai la presenza sul carro ».
Carnevale la cui rinuncia «per i viareggini è molto amara», sono le parole del primario Posteraro. Che ricorda di avere a che fare, quotidianamente, «con un pezzo di Versilia che lavora con il cuore oltre che con competenza». Un cuore “matto” per un giorno, l’ultimo del più amaro dei Carnevali. —
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