Il Tirreno

Versilia

la grande nautica 

Crac Perini, allarme per l’indotto: «Serve un fondo regionale»

Donatella Francesconi
Crac Perini, allarme per l’indotto: «Serve un fondo regionale»

La richiesta di Andrea Giannecchini, presidente della Cna provinciale, che ha incontrato le aziende creditrici

3 MINUTI DI LETTURA





Donatella Francesconi

viareggio. Una unione per il salvataggio di Perini Navi – quella annunciata lunedì da Ferretti Group e Sanlorenzo – che «è dimostrazione di grande maturità industriale della nautica italiana».Parola di Andrea Giannecchini, presidente della Confederazione nazionale artigiani, provincia di Lucca che, sabato scorso, è tornato ad incontrare una quindicina delle imprese dell’indotto Perini Navi che è anche indotto della nautica tutta, come hanno ricordato Alberto Galassi, amministratore delegato di Ferretti, e Massimo Perotti, patron di Sanlorenzo, nell’annunciare l’unione di intenti e capotali. «Abbiamo riunito una quindicina di imprese», continua Giannecchini, «e calcolato, solo per loro, quattro milioni e mezzo di crediti dovuti da Perini Navi. E ce ne sono almeno altre 30-40 che insieme vantano crediti complessivi per più di dieci milioni di euro. Tutte aziende del nostro territorio».

Numeri che dicono una sola cosa: «Il fallimento Perini Navi deve essere capiente», sottolinea con forza Giannecchini. Che continua: «Come Cna provincia di Lucca abbiamo già richiesto un incontro al curatore fallimentare a anche alla Regione Toscana. Il messaggio che vogliamo consegnar è quello che rappresenta uno scenario possibile di vera e propria esplosione sul territorio che l’operazione del fallimento Perini Navi può generare». Giannecchini è netto: se la cifra di vendita all’asta si dovesse attestare sui 30 milioni che l’accordo della famiglia Tabacchi con il Fondo di investimento Blue Skye avrebbe portato, «allora sarebbe un importo appena necessario a saldare i debiti verso gli Istituti di credito».

Per evitare – alle imprese dell’indotto e ai loro dipendenti – l’esplosione di cui parla Giannecchini, sarebbe necessario che le piccole, ma preziose, aziende di carpenteria, falegnameria, verniciatura, «riuscissero a ottenere dal fallimento il 50-60 per cento di quello che dovrebbero avere. Ma, per quella che è l’esperienza, nessuna procedura fallimentare ha mai garantito queste cifre a questo tipo di creditori». Per questo, così la richiesta forte di Cna, che non può restare inascoltata, «c’è la necessità di un intervento straordinario. Queste imprese non possono essere lasciate sole. Noi chiediamo alla Regione Toscana di valutare un contributo straordinario per l’indotto Perini Navi. Un passaggio sul quale anche la politica deve intervenire». Ascoltando la voce di chi conosce le imprese dell’indotto della nautica, sempre più spezzettato per precise scelte del sistema industriale: «So quanto quelle aziende devono avere da Perini Navi, quanto fatturano e quanto il crediti non riscossi incidano sulla loro tenuta e sia vitale. E sono molto preoccupato per il quadro che abbiamo davanti».

I tempi perché intorno al fallimento Perini Navi si possa fare un po’ di luce – così hanno ipotizzato Ferretti e Sanlorenzo – hanno uno spettro che va dai 90 ai 120 giorni. I due grandi marchi della nautica hanno chiesto al curatore fallimentare Franco Della Santa di valutare anche la possibilità di un affitto di ramo d’azienda da qui a quando sarà bandita l’asta.

Ma le risposte che chiede la Cna per conto delle aziende dell’indotto dovranno essere messe “in cottura” ben prima. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web