Il Tirreno

Versilia

Il San Valentino interrotto dei ristoratori «È ora di cambiare un sistema assurdo»

Matteo Tuccini Luca Basile
Il San Valentino interrotto dei ristoratori «È ora di cambiare un sistema assurdo»

Ieri pienoni ovunque in Versilia, oggi porte sbarrate e chi può fa asporto e domicilio: «Basta con i provvedimenti dell’ultimo minuto» 

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crisi senza fine

Matteo Tuccini

Luca Basile

viareggio. Come un amore che resta in sospeso, così il San Valentino dei ristoratori di Viareggio e Versilia si interrompe sul più bello. Ieri locali tutti pieni fino all’inverosimile, con code e clienti mandati via. O messi a tavola fino alle 16. Oggi tutto cancellato: prenotazioni e accordi già presi. Perché siamo entrati ufficialmente in zona arancione e i ristoranti, così come i bar, devono stare chiusi. Salvo asporto e domicilio. E da tutti arriva un “basta” grande così a un sistema che impedisce di lavorare: «Bisogna cambiare passo», spiegano all’unisono imprenditori e associazioni di categoria.

il buono sconto

Il ristorante Boccaporto in piazza D’Azeglio a Viareggio aveva riaperto proprio ieri. «Ci sono saltate una cinquantina di prenotazioni già prese - dice Milena Fracasso, che assieme a Simone Sartirani gestisce il locale - Qualcuna l’abbiamo recuperata anticipandola al sabato. Ovviamente per chi poteva. Di fatto lavoriamo un giorno e poi chissà». Un’idea il Boccaporto l’ha avuta per tentare di rimediare: «Abbiamo deciso di dare un buono sconto a chi è stato costretto a rinunciare al pranzo domenicale. La merce già acquistata? Staremo a vedere, al momento non sappiamo. Non faremo consegne a domicilio: non è il servizio che vogliamo per il tipo di attività che abbiamo messo in piedi».

merce da regalare

Giacomo Beconcini, che con la famiglia gestisce l’Osteria piazza Grande in via Machiavelli a Viareggio, è sempre stato uno dei ristoratori più posati. «Ma ora mi sono stancato pure io - dice - Posso anche dare credito al nuovo governo che si è appena formato, però siamo sfiduciati: non ne possiamo più. L’anno scorso ho lavorato quattro mesi, quest’anno vediamo un fine settimana di boom di fatto troncato a metà. E i risarcimenti, o ristori come si vogliono chiamare, non arrivano». Beconcini ha rispedito al mittente «una cinquantina di clienti che avevano già fissato il tavolo per domenica. I prodotti già acquistati ci serviranno per le consegne da asporto e domicilio, in più credo che regaleremo qualcosa come abbiamo fatto in passato. Non so cos’altro potremmo fare. Chi ha messo in piedi questo sistema avrà anche studiato, per carità, tuttavia non credo che abbia idea di come si lavori».

un terno al lotto

La programmazione è diventata impossibile, dicono i ristoratori. «È un terno al lotto - spiega Nanni Paglianti, titolare del ristorante Da Nanni alle Bocchette, costretto come tutti a rinunciare a un doppio pienone - Parlo contro il mio interesse: puoi decidere di chiudere tutto a San Valentino, ma non puoi deciderlo il venerdì sulla domenica». Non solo: secondo gli addetti ai lavori c’è un altro punto debole del sistema. «Non credo - prosegue Paglianti - che riducendo i tempi di apertura si regoli meglio l’ingresso delle persone nei locali e si abbassi il rischio di assembramenti. Quello che devi evitare è che si crei un imbuto come adesso. E lo puoi fare in due modi: maggiore elasticità sugli orari e controlli». Controlli che chiede anche Giacomo Pezzini, che nel suo Basilico fresco a Torre del Lago ha dovuto annullare «140 prenotazioni domenicali, più 90 nel locale di mia figlia Valentina. La zona arancione poteva slittare a lunedì. Facendo ispezioni serrate».

beffa a pietrasanta

Il cuore pulsante di Cenatown in terra di Pietrasanta, al rintoccare delle 12 di ieri, era un brulicare di anime alla ricerca del tavolo libero al ristorante. «Abbiamo previsto tre turni: serviamo fino alle 16 le nostre pietanze. Ci sono molte richieste e purtroppo abbiamo dovuto dire no a tanti clienti», fa sapere Raffaele Boischio, titolare della Locanda del gusto di via Stagi. «È una settimana che stiamo finalmente lavorando su buoni livelli e proprio adesso ci tocca richiudere: la nostra categoria è penalizzata in modo davvero poco comprensibile», è il pensiero di Simone Andreano, titolare de Il Posto. Che aggiunge: «Quando dico che ho detto no a una cinquantina di persone che volevano pranzare oggi (ieri per chi legge, ndr) da noi, non esagero: i coperti, con le attuali restrizioni, non sono più di 35 e quindi bisogna adeguarci. Ripartiremo con l’asporto, che funziona, ma che serve a pagare le spese e a non mandare a casa i dipendenti». Boischio e la Locanda del gusto puntano su un rapporto diretto con la clientela e non sull’asporto. «Per San Valentino avevamo prenotazioni per due turni di servizio: tutto cancellato. Ci consoliamo con il fatto che i nostri clienti - evidenzia Boischio - appena abbiamo riaperto sono tornati a trovarci, a prenotare». In un contesto di incertezza e di saracinesche girevoli la storia di Daniele Vezzi, titolare della Bottega del Fritto di piazza Crispi ha del surreale: Vezzi ha di fatto inaugurato nella giornata di ieri la propria attività nel centro di Pietrasanta e già oggi sarà costretto a chiudere limitandosi all’asporto. «Con il marchio della Bottega del fritto abbiamo 23 negozi in diverse località: la decisione di investire a Pietrasanta si lega all’importanza di questa piazza che ha un richiamo a tutti i livelli. Il problema è che dopo avere speso denaro, atteso settimane a causa delle restrizioni e dato lavoro ci ritroviamo, dopo appena un giorno di attività, a dovere richiudere. Se sono pentito della scelta fatta in questo periodo? No, sono preoccupato. Ho acquistato 50 kg di pesce per queste giornate e dall’oggi al domani mi dicono devi chiudere. Ma si rendono conto di cosa significhi per un imprenditore lavorare in questi modo? L’asporto non è la soluzione, ovviamente». —

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