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2012: Berlusconi diventa Santo subito e i Lebigre trionfano

Simone Pierotti
2012: Berlusconi diventa Santo subito e i Lebigre trionfano

Nell’edizione vinta dai costruttori italo-francesi  Alessandro Santini lancia l’idea di un corso di sabato sera

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Simone Pierotti

Ah, il 2012. La fine del mondo. Ve lo ricordate? Per mesi e mesi andammo avanti con la tiritera che il 21 dicembre di quell’anno, in corrispondenza con la fine del tredicesimo ciclo del calendario maya, un evento catastrofico avrebbe dovuto segnare la fine del mondo. Non accadde niente di tutto ciò anche se a Viareggio il Carnevale visse dei mesi complicati. Pensare che sarebbe davvero finito forse era eccessivo, certo. Di sicuro fu un’altra lotta contro il tempo per racimolare i fondi necessari – inutile girarci attorno, uno dei principali problemi di quegli anni erano proprio i soldi – segnata da minacce, ripensamenti e discussioni.

L’estate del 2011, oltre alle due sfilate di carri sui viali a mare interamente coperte da un paio di sponsor, regala anche le polemiche per il concorso del nuovo manifesto. Viene indetto un bando su scala nazionale e a Palazzo delle Muse arrivano ben 99 opere: la commissione giudicante, pur stilando una graduatoria, non esprime un giudizio tenero sul livello medio delle opere. Oltretutto, quando vengono scoperti in un secondo momento i nomi dei partecipanti risulta vincitore un collaboratore della Fondazione stessa. Il presidente Alessandro Santini e il Cda decidono allora di annullare tutto e rivolgersi alla Warm Up, un’agenzia milanese di grafica: l’incarico viene affidato a Paolo Di Mauro, già autore nel 1997 del logo per il centenario della Juventus.

Per la scelta delle canzone ufficiale, invece, bisogna aspettare febbraio: eccezionalmente, al Festival dei Rioni viene ammesso a partecipare anche il brano vincente del Festival di Burlamacco appena concluso, Canta di Daniele Biagini. Che nel duello finale batte Fotografia, interpretata da Lorenzo Biagini e Andrea De Nisco e diventa la nuova canzone ufficiale. Sarà, è proprio il caso di dire, il canto del cigno del Festival dei Rioni: dall’anno successivo sparirà, lasciando così l’onore della canzone ufficiale alla creatura dei Carnevalari (almeno fino all’era Marialina Marcucci).

Quando al Politeama avviene lo storico passaggio di testimone fra le due competizioni canore, il peggio è ormai alle spalle. Eppure vale la pena ripercorrere le tappe con cui si arriva ai corsi mascherati del 2012. Un’edizione tormentata fin dall’estate, con il solito confronto con i carristi che respingono l’iniziale proposta (poi ritirata) di decurtare del 10% i compensi per le costruzioni e di posticipare al 20 gennaio, a due settimane dalle sfilate, il primo acconto. Il contributo del Comune di Viareggio scende a un milione e 800mila euro e, complice anche il disavanzo di 100mila euro nel consuntivo 2011 della Fondazione, si va a bussare alle porte di Regione, Provincia, ministeri e privati per qualche fondo supplementare. Ancora una volta la crisi rientra e a ottobre i carristi possono presentare le loro opere.

In pieno autunno scoppia pure la grana dei rioni: la Fondazione, per motivi di bilancio, non può garantire il consueto contributo da 75mila euro e si offre di spostare in Cittadella tutte le feste di quartiere, tranne la Darsena che rimarrebbe in via Coppino. Ma i rioni, che anzi vorrebbero un aiuto economico da 90mila euro, rigettano la proposta. Alla fine verranno racimolati 30mila euro più altri 25mila tramite la sponsorizzazione di una birra, mentre l’intervento economico del negozio di giocattoli Incaba scongiura l’annullamento del Carnevaldarsena.

A proposito di birra: Burlamacco stringe un gemellaggio con Monaco di Baviera e l’anno dopo vedrà la ballerina dei Lebigre raggiungere Singapore in occasione del Gran Premio di Formula Uno.

Intanto la Fondazione è sottoposta a una cura dimagrante: viene tagliato il numero di consiglieri d’amministrazione – da sette a cinque – e d’indirizzo – da quindici a cinque – e il presidente Alessandro Santini annuncia la volontà di abolire i gettoni di presenza.

Aumenta di un euro il prezzo dei biglietti cumulativi: si passa da 27 a 28 euro, la stessa cifra voluta da Elio Tofanelli nell’edizione 2008, l’ultima da presidente della Fondazione.

Poi si va, finalmente, in scena. Ed è un inizio col freno a mano tirato: mezza Italia è sotto la neve e la prima sfilata è funestata dal gelo. Le casse languono – le prime tre domeniche fruttano assieme 290mila euro – e per questo la Fondazione decide di indire un corso straordinario per domenica 4 marzo, all’indomani di quello che avrebbe dovuto essere il gran finale con una sfilata di sabato sera (una scelta senza precedenti).

È, invece, un salto temporale all’indietro la decisione di rendere gratuito il corso del martedì grasso, giorno della diretta Rai: per ritrovare un corso invernale senza staccionate bisogna andare alla fine degli anni Settanta.

È anche l’anno in cui scattano avanzamenti e retrocessioni: con Santo subito trionfano Lebigre e Roger in prima categoria, dove salgono i fratelli Umberto e Stefano Cinquini e da cui invece retrocedono Gionata Francesconi e Alfredo Ricci.

Qualche mese dopo, in estate, cadrà la giunta guidata da Luca Lunardini: il Comune sarà commissariato e per la città e il suo Carnevale inizierà uno dei periodi più complicati della storia recente. —

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