Sicurezza
Morto Osvaldo Ceccarelli Fondò il Centro Don Bosco
Il cardiologo aveva 95 anni ed era presidente della Fondazione Barsanti Lascia i figli Alberto e Riccardo, entrambi medici, e la moglie Iori Ongaro
Donatella Francesconi
viareggio. Ai figli raccomandava: «Impegnatevi, quando fate qualcosa perché ne raccoglierete i frutti». E Osvaldo Ceccarelli, cardiologo, fondatore del Centro medico Don Bosco nato nel 1984, presidente della Fondazione Benvenuto Barsanti, deceduto ieri a 95 anni, è un uomo che il proprio impegno l’ha coltivato inseguendo una passione: quella per la medicina. Cardiologo con studio privato, si butta dell’avventura pionieristica del Centro medico agli inizi degli anni Ottanta: «Fu una sua intuizione», racconta al Tirreno il figlio Alberto che ne ha raccolto l’eredità alla guida del Centro. Passione con la quale Osvaldo Ceccarelli ha affrontato anche il proprio impegno nel sociale: «Uno degli ultimi sostegni che la Fondazione guidata da mio padre ha erogato di recente», racconta Alberto Ceccarelli, «è stata la protesti per un uomo che aveva perduto un arto e al quale la Asl avrebbe concesso solo una protesi-base. Abbiamo potuto dotarlo, invece, di una protesi mobile, all’avanguardia, con la quale ha potuto riprendere il lavoro. La Fondazione fa questo, nella sua opera portata avanti con grande discrezione: aiuta le persone là dove il Servizio sanitario non arriva».
Riccardo Ceccarelli, fratello di Alberto, medico come il padre ma nel mondo della Formula Uno internazionale, creatore del “Formula Medicine”, Centro riabilitativo e non solo all’avanguardia, con quartier generale a Capezzano, del padre ricorda: «Non avrebbe potuto fare altro che il medico. Un lavoro che per lui era una missione, come una volta. Era curioso di apprendere: ricordo che seguì un corso di agopuntura perché voleva capire cosa fosse. È stato uno dei primi a puntare sull’ozono e sulla magnetoterapia. Era un medico con una mentalità aperta: tutto quello che era nuovo attirava la sua voglia di studiare».
L’eredità trasmessa ai figli che hanno scelto la stessa professione è sintetizzabile con una parola: «Migliorarsi sempre».
Osvaldo Ceccarelli era anche uno sportivo: «Fino a quando ha potuto», sono le parole del figlio Riccardo, «veniva in bicicletta fino al mio Centro per allenarsi». E da sportivo appassionato non è mai venuto meno il suo impegno sociale per la squadra di calcio del Marco Polo.
Nonostante fosse ormai molto anziano, in questo ultimo anno segnato dalla pandemia da Covid-19, Ceccarelli non aveva paura e ha continuato a fare la vita di sempre: «Non l’ho mai visto preoccupato, intimorito rispetto al Covid. Lui era così: affrontava le cose di petto», ricorda Riccardo Ceccarelli.
«Nostro padre», sono ancora le parole del figlio Alberto, «non ha mai fatto una cosa per utilità. Ma solo per la sua passione, immutata nel tempo». Passione che ha tramandato – nel lavoro come nella vita – a entrambi i suoi figli.
Insieme all’insegnamento sull’importanza di avere sempre una grande attenzione e considerazione per la persona: «Ero ancora studente di medicina», racconta Riccardo, e ricordo che mio padre già mi spiegava: «Non è tanto la struttura che fa la qualità, ma le persone che vi lavorano».
Oltre ai figli Riccardo e Alberto, Osvaldo Ceccarelli lascia la moglie, compagna di una vita, Iori Ongaro. —
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