Il Tirreno

Versilia

la sentenza 

No al dissequestro dei cellulari del dottor Cannabis

Melania Carnevali

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Melania Carnevali

viareggio. Viene arrestato il 30 maggio del 2018, quando i colleghi trovano nel suo cassetto, nel carcere di Lucca, circa nove grammi di hashish. E lui, Vincenzo Pepe, 46 anni, originario di Napoli e domiciliato a Ponte Buggianese (Pistoia), ex assistente capo del penitenziario di San Giorgio, davanti all’ufficio requirente, non nega.

Ammette, in parte, le sue responsabilità e che quella droga è effettivamente destinata ai detenuti: trascina però nell’inchiesta anche la moglie di uno reclusi, entrambi di Viareggio, sostenendo che lei gli avesse dato l’hashish per consegnarlo al coniuge. Ed entrambi vengono accusati di spaccia: settimana scorsa si è chiuso il processo.

La donna è stata assolta da ogni accusa; l’uomo (ormai lo scorso anno, davanti al giudice per le indagini preliminari) ha patteggiato due anni (pena sospesa).

Il loro caso faceva parte di un’inchiesta più ampia della procura di Lucca legata a un giro di spaccio di stupefacenti in carcere. È da che lì gli agenti di polizia penitenziaria (di un’altra provincia) arrivano a Pepe. Nel cassetto trovano nove grammi di hashish, ma secondo l’accusa l’ex agente, da febbraio ad aprile del 2018, ha spacciato, o comunque distribuito, ai detenuti 80 grammi di stupefacente. Altri 47 grammi vengono trovati, e sequestrati, il 27 giugno dello stesso anno nel suo armadietto nella caserma del personale del cercare.

Il pubblico ministero ne chiede il rinvio a giudizio per spaccio con due aggravanti: il ruolo che l’uomo ricopre, quello di assistente capo di polizia penitenziaria, e il luogo in cui ha commesso il reato, cioè il carcere, una struttura definita sensibile.

Con lui, come detto, viene imputata per spaccio anche la donna che, secondo la ricostruzione fatta dall’accusa, avrebbe chiesto all’agente di consegnare la droga al marito in cambio di cene gratis nelle pizzeria di famiglia e di altri regali.

Ricostruzione, però, mai confermata dai fatti, secondo il legale della donna, Pierpaolo Santini, «ma rilegata alla testimonianza di un unico uomo, coinvolto nelle indagini». Le motivazioni della sentenza non sono ancora note, ma il giudice l’ha assolta con formula piena. —

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