Sicurezza
L’infermiera indagata respinge tutte le accuse
Interrogata ieri per i presunti favori in ospedale alle imprese funebri. Nel frattempo l’Asl chiede informazioni alla Procura
Matteo Tuccini
viareggio. Respinge tutte le accuse e si difende. L’infermiera dell’ospedale Versilia indagata per presunti favori fatti alle imprese funebri è stata interrogata ieri dai funzionari di polizia giudiziaria: la donna, assistita dall’avvocato Fabrizio Miracolo, ha replicato alle contestazioni mosse. In particolare quella di avere un filo diretto con alcune ditte di pompe funebri, da avvisare non appena moriva un paziente. Dietro la promessa, a quanto pare, di un compenso economico. Da qui l’ipotesi di corruzione.
L’inchiesta è in corso e non è escluso che possa coinvolgere altri dipendenti dell’ospedale. Ma su questo, al momento, non ci sono conferme.
Ad oggi non sono previsti provvedimenti disciplinari per l’infermiera sotto inchiesta: l’Asl chiederà informazioni alla Procura di Lucca e a quel punto valuterà il da farsi. Nei casi di corruzione si rischia il trasferimento, però vale per lei come per tutti gli indagati – e gli imputati fino al terzo grado di giudizio – la presunzione d’innocenza. Dall’Asl si chiarisce che nessun provvedimento disciplinare può essere preso se non ben motivato e sulla base di contestazioni che ad oggi non sono note alla stessa Azienda sanitaria. Un provvedimento non corretto è facilmente impugnabile in qualunque Tribunale del lavoro, con relativa richiesta danni all’azienda che lo ha messo in piedi: da qui la cautela dell’Asl, per quanto la notizia ieri abbia destato scalpore e sconcerto in tutto il Versilia.
Dell’indagine, condotta dal pm Salvatore Giannino, non si conoscono molti dettagli. Si sa che è partita dalla denuncia di un familiare dopo la perdita di un proprio caro. Il sospetto che ci fosse qualcosa che non andava è stato messo per scritto in una denuncia. A quel punto la polizia giudiziaria ha avviato l’indagine su mandato della Procura. Sono state raccolte informazioni e sono stati sentiti alcuni familiari di pazienti del Versilia. L’ipotesi fatta dal pm è di corruzione: l’infermiera avrebbe ricevuto un compenso in denaro per avvertire le ditte di pompe funebri non appena moriva un paziente dell’ospedale. A quel punto le ditte interessate sarebbero riuscite ad assicurarsi il servizio grazie all’informazione di prima mano.
Ribadiamo che si parla di alcune imprese funebri e non di tutte quelle che operano in Versilia.
Secondo voci, non confermate, ci sarebbero addirittura altre imprese del settore pronte a muoversi perché si ritengono danneggiate da quanto accaduto. Ma questo particolare non trova riscontro tra gli inquirenti.
Gli accertamenti sono in corso e sono possibili sviluppi a breve, anche per capire se ci saranno ulteriori indagati.
Non è la prima inchiesta del genere: se ne sono viste di simili in molti ospedali del Paese. È la prima volta, però, che si sospettano connivenze tra il personale in servizio al Versilia e le imprese funebri. L’inchiesta dovrà chiarire se si tratta di accuse false o se ci sono fatti accertati e dimostrabili. —
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