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Dieci anni fa veniva ucciso sotto casa Stefano Romanini

Dieci anni fa veniva ucciso sotto casa Stefano Romanini

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Camaiore. Sono passati dieci anni: era l’8 febbraio del 2011 quando l’imprenditore Stefano Romanini fu ucciso con nove colpi di pistola appena uscito di casa. Proprio in questo mese si dovrebbe chiudere la vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Romanini, allora 47enne: la Cassazione dovrebbe infatti mettere la parola fine ai processi legati alla sua morte. All’epoca dei fatti, la squadra mobile di Lucca, coordinata dal pubblico ministero Fabio Origlio, fu costretta a indagare anche su colleghi: tre carabinieri della stazione di Camaiore, finiti in un altro filone processuale perché accusati di aver aiutato Roberto Romanini, 68 anni, cugino di Stefano. Roberto è, ad oggi, l’unico imputato per l’omicidio, di cui è stato giudicato il mandante sia nel processo di primo grado che in Appello. Questo mese spetterà dunque alla Cassazione decidere se la condanna all’ergastolo diventerà definitiva. Roberto Romanini, peraltro, è già in carcere da tempo, perché deve scontare un’altra pena: quella per il sequestro dell’ex socio in affari. Un’altra vicenda oscura, con sevizie e ricatti, per cui i tribunali hanno stabilito una condanna finale a 16 anni. Secondo gli inquirenti, Roberto ha voluto e organizzato l’uccisione di Stefano.

Il movente, secondo l’accusa, potrebbe essere stato doppio: da un lato far pagare al cugino i debiti lasciati nell’impresa edile che avevano messo su insieme, la Rb escavazioni. Dall’altro c’era una polizza sulla vita da 600mila euro, che Stefano Romanini aveva sottoscritto e i cui beneficiari erano i soci della Rb: il cugino Roberto e un altro imprenditore. Quella polizza, però, non è mai stata pagata nonostante la morte di Stefano: dal momento che aveva lasciato la società, non era più valida. —

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