Sicurezza
Dal primo lockdown a oggi 70 contagiati nei cantieri
Il punto della Asl sulla diffusione del virus nei luoghi di lavoro in Versilia Oggi sopralluogo al Mercato ittico di Viareggio chiuso per Covid
Donatella Francesconi
viareggio. Sopralluogo della Asl, questa mattina, al vecchio Mercato ittico – ancora in funzione – chiuso da giovedì mattina per un caso di contagio da Covid-19 su un peschereccio. «Andremo a vedere i locali, i percorsi per chi entra e chi esce, i servizi igienici», spiega al Tirreno il dotto Franco Barghini, responsabile per la Asl Toscana Nord Ovest del Dipartimento di igiene e sanità pubblica. «Abbiamo avuto dalla dottoressa Eleonora Certo, del Comune di Viareggio, la massima collaborazione». Il Dipartimento di Barghini è stato, per la pandemia non ancora terminata, punto di intervento e osservatorio sul contagio da Covid-19 anche nei luoghi di lavoro. Lavorando passo passo insieme ai colleghi dell'unità funzionale Prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro, diretta da Lucia Bramanti. «Un grosso impegno», racconta Barghini, «ha richiesto il contagio tra i lavoratori nei cantieri della nautica». Dove si sono registrati, tra primo e secondo lockdown, «più di una settantina di casi». Barghini continua: «Non avevo la minima idea di cosa fosse un cantiere. Prezioso è stato l’ottimo rapporto con i colleghi della prevenzione: ci è venuto naturale lavorare insieme». Contenere il contagio nel mondo della nautica è stato impegnativo: «Le squadre esterne si spostano da un cantiere all’altro, da una città all’altra, da una Regione all’altra. E, a volte, è solo mezza squadra che si muove. Abbiamo posto particolare attenzione a chi mettere in quarantena, senza esagerare. E abbiamo ottenuto tamponi in tempi rapidissimi».
Meglio è andata nei supermercati della Versilia, dove «si è registrato qualche piccolo “cluster”, ma niente di significativo». E nel mezzo dell’estate Barghini e i suoi colleghi hanno dovuto affrontare il contagio che si era diffuso nella comunità del Bangladesh a Viareggio che ha coinvolto 19 persone risultate positive: «Abbiamo corso e sudato, nel vero senso della parole perché faceva caldo e nelle tute ci si squagliava. Ma in una settimana abbiamo chiuso il cerchio. C’era chi lavorava in hotel, chi nei ristoranti. Ma ce l’abbiamo fatta».
Meglio è andata con le scuole che Barghini definisce «uno dei posti più sicuri». Perché, sottolinea il medico, «il problema rimangono i comportamenti errati che possono avvenire in qualsiasi luogo. Abbiamo visto 3-4 casi di giovani che si sono contagiati giocano a Risiko, intorno al cui tavolo ci si accalora. I nostri ragazzi rischiano molto di più nel tempo libero che a scuola. E ricordiamoci che ci si può affollare anche su una panchina. Questa bestiaccia continua a circolare in maniera immonda. E non montiamoci la testa: possiamo solo mitigare i danni, contenerli».
Barghini ha il pregio di essere netto: «L’errore è stato fatto a maggio quando si è fatto credere che fosse finito tutto. Invece, il minor contagio era solo il frutto del primo lockdow, molto duro e durato molto temporalmente. Il virus ha serpeggiato per tutta l’estate e a settembre abbiamo fatto i conti con questa situazione».
E nell’esaminare l’inverno quasi alle spalle, Barghini sfata anche un altro mito: non è stato l’utilizzo delle mascherine a proteggerci dall’influenza: «Semplicemente del virus influenzale non abbiamo avuto tracce. Non si è presentato, insomma. Il che non significa che non torneremo a farci i conti». —
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