Il Tirreno

Versilia

lutto 

Muore a 61 anni nell’ospedale dove è medico la figlia

V. A.

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viareggio. Da alcuni giorni era ricoverato all’ospedale Versilia dove lavora la figlia Ilaria, medico nel reparto di Ematologia, e dove è deceduto: Alberto Bertaggia, residente ad Albinia (Grosseto) aveva compiuto 61 anni il 26 gennaio scorso. Bertaggia soffriva, da anni, di una malattia muscolare degenerativa che l’aveva costretto su una sedia a rotelle. A causarne la morte è stato uno scompenso cardiaco acuto, inspiegabile anche agli stessi medici. Per questo, in pieno accordo con la famiglia, è stata disposta l’autopsia.

Conosciutissimo, amato e apprezzato, Bertaggia per gli albiniesi era un amico, un fratello, uno di famiglia. A ricordarlo sono in molti. Fra i primi, un amico carissimo, Angelo Properzi, ex presidente del Wwf Grosseto. «Lo conoscevo da circa trent’anni – dice Properzi –: a lungo è stato un volontario Wwf molto attivo. Era anche un esperto di pc: fino a che la malattia glielo ha permesso, ha avuto un negozio di assistenza di computer. Quando avevo un problema andavo sempre da lui. Aveva una grande passione per i giochi di ruolo, anche quelli più rari. Stava portando avanti una ricerca su un gioco africano che sta per scomparire. Aveva intenzione di scriverci un libro».

L’attenzione di Alberto Bertaggia era rivolta anche ai giovani. Spesso cercava di coinvolgerli nei giochi da tavolo anche per staccarli dalla playstation. «Era un collezionista di giochi di legno a incastro. Alcuni li realizzava con le sue mani. Aveva scritto anche degli articoli su una rivista specializzata. Spesso – ricorda ancora Properzi – giocavamo insieme. Il Covid ha impedito i nostri incontri ma trovavamo il modo di giocare via computer».

Alberto prima di ammalarsi era stato un impiegato delle Poste. Quando la malattia lo costrinse su una sedia a rotelle, fra i suoi concittadini partì una gara di solidarietà per aiutarlo a installare un ascensore esterno al suo palazzo. Lui di questa generosità non si era dimenticato e aveva scritto un libro dal titolo “Cosa c’è dietro le stelle”,il cui ricavato aveva consegnato all’associazione “Incontriamoci” perché realizzasse qualcosa per gli albiniesi. L’associazione decise di acquistare due panchine, installate in piazza Molise.

Alberto era anche attento ai diritti dei disabili. Si arrabbiava quando, proprio nel suo paese, vedeva che per chi è costretto su una carrozzina non era facile circolare da solo. Le sue esequie.almomento, non sono ancora fissate, ma al suo arrivo a Orbetello la salma rimarrà un giorno esposta all’obitorio del San Giovanni di Dio. —

V. A.

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