Sicurezza
2003: la prima volta di Roberto Vannucci con lo Scimmione
Il figlio di Bocco trionfa con il carro “La mente intelligente” E Burlamacco piange Sergio Baroni e Giovanni Lazzarini
Simone pierotti
Claudio Vecoli
Se l’anno prima era stato un Carnevale basso, nel senso che inizia prestissimo – il primo corso s’era tenuto il 27 gennaio - quello del 2003 è passato alla storia come uno di quelli più alti del nuovo millennio. Anche se il primato rimane probabilmente quello del Duemila, partito addirittura il 20 febbraio, pure in quell’anno si sconfinò con ben tre sfilate nel mese di marzo. Una goduria. Quasi sempre sotto il sole. Uno dei meriti, chiamiamoli così, storicamente attribuiti all’avvocato Elio Tofanelli, il presidente della Fondazione Carnevale allora in carica. Elio di nome e di fatto, giacché richiama a “elios”, l’appellativo con cui gli antichi greci si riferivano all’astro più luminoso. Ma il sole che splende sulle sfilate quasi sparisce dietro le nubi delle critiche che gli piovono addosso in quegli anni. Sia dalle forze politiche di opposizione, che di tanto in tanto contestano gli equilibri precari su cui si reggono i bilanci della Fondazione Carnevale, sia dai carristi, che ingaggiano un braccio di ferro.
I costruttori, riuniti nell’Assocarristi e ora pure nel nuovo consorzio del “Laboratorio dell’effimero”, nella primavera del 2002 avanzano alcune richieste alla Fondazione sui problemi di sicurezza legati al collaudo delle carrette, ma anche sull’allestimento degli spazi per i mascheratisti alla Cittadella. La discussione è accesa, tanto che la consegna dei bozzetti fissata per luglio slitta di due settimane.
In quell’estate il Carnevale saluta un altro dei vecchi maestri della cartapesta: se ne va Sergio Baroni, il “carrista poeta”, al cui funerale viene suonata una struggente “Maschereide”.
Si spegnerà invece a marzo, subito dopo la fine delle sfilate, il costruttore dalla satira più graffiante: Giovanni Lazzarini, per tutti semplicemente “Menghino”, che nel 2003 ha comunque firmato il suo ultimo bozzetto.
Viene poi approvato il nuovo statuto della Fondazione Carnevale, che prevede uno sdoppiamento dell’ente: da una parte il consiglio per così dire tradizionale che si occuperà dell’organizzazione dei corsi mascherati, dall’altra il neonato comitato di gestione della Cittadella.
Burlamacco torna a essere capofila di una Lotteria del Carnevale sempre più in calo: a Viareggio toccherà il 50 per cento degli utili. Intanto cresce il prezzo dei biglietti: i giornali parlano di “stangata” per l’aumento degli ordinari (da 10,55 a 11 euro) e dei cumulativi (da 20,66 a 22 euro).
I carristi viareggini salgono alla ribalta nazionale grazie al calcio: nel novembre 2002 vengono ufficialmente presentate le ventiquattro sculture di cartapesta ad altezza naturale di altrettanti volti di Inter e Milan – undici giocatori e un allenatore per parte -, un’opera che va a far bella mostra di sé all’interno del museo dello stadio di San Siro. Un’opportunità nata per caso, dopo che l’inventore del museo Massimo De Nicola s’era imbattuto in un servizio di “Famiglia Cristiana” sul Carnevale di Viareggio.
Ci si avvicina così alle sfilate, per la verità in dubbio per qualche settimana a causa dei venti di guerra che soffiano sull’Iraq.
Dopo tre edizioni passate a realizzare complessi d’apertura, torna in gara Gionata Francesconi: i carri di prima categoria, che ora costano il dieci per cento in più alle casse della Fondazione, salgono così a dieci.
La canzone ufficiale non esce più da un concorso: la scelta ricade su un vecchio brano e in particolare su Risorgi ancor più bella, che già si fregiò del titolo nel lontano 1946.
Dopo Folon, Mattotti e Staino, il manifesto torna ad essere disegnato da un viareggino: lo firma Franco Signorini, già autore della locandina del 1978.
Piccolo cambio, infine, nel calendario delle feste rionali: ad aprire i festeggiamenti rimane solo Torre del Lago, mentre il Varignano occupa due sere infrasettimanali – mercoledì e giovedì grasso.
Fin dalla cerimonia d’apertura è un Carnevale nel segno della pace. E il giorno della terza sfilata, su invito dello speaker Fabrizio Diolaiuti, i carri abbassano la musica per un minuto: su tutto il circuito cala un silenzio assordante, un ‘No alla guerra’ forte e chiaro.
La bella notizia, poi, è il ritorno dopo 22 anni d’assenza della Libecciata, la banda che portava il nome di Viareggio in giro per il mondo.
Le giurie, chiamate nuovamente a votare con le schede anziché riunendosi e stilando assieme le graduatorie, premiano il mastodontico scimmione de La mente intelligente di Roberto Vannucci, figlio d’arte, al primo successo fra i grandi del Carnevale. Solo settimo Gionata Francesconi con Fantastampa, carro che esce decisamente fuori dai soliti canoni con i suoi mascheroni in bianco e nero: parte del pubblico non gradisce, ma per molti quello sarà il carro più bello di Francesconi.
Polemiche anche fra le maschere isolate, dove solamente alla penultima sfilata ci si rende conto che per errore sulle schede da compilare manca Gli s…bronzi di Riace di Carlo Galli: per la cronaca, chiuderà comunque al terzo posto. —
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