Sicurezza
Quando cent’anni fa la musica e il ballo conquistarono i corsi mascherati
Nell’edizione del 1921 trionfò il carro “Nozze d’oro di Tonin di Burio” che introdusse il canto e la danza come elementi essenziali della festa
LA STORIA
Paolo Fornaciari
Quest’anno il coronavirus ha avuto la meglio sul Carnevale di Viareggio, condizionando l’edizione del 2021 che, se si terrà, sarà fuori dal suo periodo canonico. Per la prima volta nella storia della manifestazione il corso anziché anticipare la stagione balneare, pubblicizzandola, si svolgerà quando questa, se le condizioni meteorologiche saranno favorevoli, starà per concludersi: dal 18 settembre al 9 ottobre. In attesa di questa edizione atipica, per entrare nel clima della festa non ci resta che recuperare momenti della storia del carnevale.
Cento anni fa, nel 1921, il corso mascherato, abbandonato definitivamente il circuito della via Regia, sfilò con alle spalle la quinta teatrale degli edifici e degli chalet della Passeggiata che caratterizzavano lo scenario del “salotto buono” della Viareggio balneare e mondana che, da allora, ebbe nel Carnevale il suo più importante momento e veicolo di promozione turistica. Allora, la tradizione fu ripresa grazie all’intelligente opera di un Comitato carnevalesco costituito per «richiamare tutto il mondo a vedere e godere le bellezze di questo meraviglioso Paese» e per far di Viareggio «un Eden».
In quell’anno il Comitato volle «che fosse composta una canzonetta di soggetto carnevalesco, secondo l’usanza della città di NIzza»: fu di Icilio Sadun, «celebre compositore di danze moderne e di applaudite operette», e Lelio Maffei la prima canzone ufficiale del Carnevale, dal titolo “Il carnevale a Viareggio”, meglio nota come “Su, la coppa di champagne”.
Sempre nel 1921 fu dato alle stampe il primo numero della rivista “Viareggio in maschera”, diventata poi la pubblicazione ufficiale del Carnevale viareggino e che ancora oggi si pubblica, anche se negli ultimi anni in una veste grafica e tipografica diversa che ha interrotto quell’omogeneità stilistica che aveva contraddistinto la rivista come la “memoria” storica del Carnevale.
Quel primo numero “straordinario” di “Viareggio in maschera”, stampato in una tiratura di 2.000 copie, costituisce un documento importante per la storia del Carnevale di Viareggio. Riporta che il Comitato dei Festeggiamenti si mise “all’opera” su due fronti: la raccolta dei fondi e la preparazione della festa. Sul primo fronte, nonostante l’impegno profuso, i risultati furono inferiori alle aspettative, ad esempio il settore degli stabilimenti balneari partecipò scarsamente e senza slancio tanto che fu scritto: «la spiaggia ha avuto paura del nostro passaggio come di una invasione barbarica». Il Comitato si attendeva un largo contributo dal comparto degli albergatori perché «più di ogni altra categoria di esercenti avrebbe potuto ritrarre vantaggi da un insolito rumore attorno alla città di Viareggio», ma il risultato fu scarso ad eccezione di «un proprietario di grande albergo che ha fatto un’oblazione degna di nota». L’albergo in questione é il Grand Hotel et Royal, che ebbe dedicata la pagina di copertina con l’indicazione del nome del proprietario: Francesco Gentili.
Il programma del Carnevale 1921, che fu pubblicizzato con un manifesto, «diffuso in tutta la Toscana e in molte delle grandi città italiane», prevedeva, dal 23 gennaio all’8 febbraio, veglioni mascherati al Kursaal e al Nuovo Politeama, domenica 6 febbraio, a partire dalle ore 14, Gran Corso Mascherato con carri, carrozze, automobili, cavalcate, maschere in gruppo ed isolate, infine martedì 8 febbraio, dalle ore 15, «passeggiata mascherata lungo il viale Margherita con battaglie di fiori e coriandoli» e, alle ore 21 in piazza Vittorio Emanuele, Falò dove «seguendo l’uso di Nizza verrà bruciato il Carnevale».
Preceduti dal carro del Comitato “Carnevale a Viareggio”, fuori concorso ed opera dello scultore pietrasantino Lelio De Ranieri, nove carri mascherati sfilarono per contendersi i premi in palio che, nonostante la situazione finanziaria del tempo, furono superiori di quelli assegnati in occasione del Carnevale 1914, ultimo prima della guerra: “Pinocchio al paese dei balocchi”, “Gli spensierati, o la follia”, “Le epoche di Viareggio”, “Le maschere d’Italia al Corso di Viareggio”, “Nettuno mascherato”, “La trappola e i topi”, “I pescicani al traguardo del fisco”, “La tavolozza del pittore” e “Nozze d’oro di Tonin di Burio”.
Quest’ultimo, opera di Giuseppe Giorgi, detto “Noce”, si aggiudicò il primo premio e presentò per la prima volta sopra il carro una piccola banda musicale che, suonando una vivace canzonetta scritta per l’occasione, generava un’atmosfera gioiosa e trasmetteva il brio agli spettatori.
Il carro introdusse per la prima volta nel corso mascherato la musica, il canto ed il ballo, elementi diventati subito componenti essenziali della festa, contribuendo alla crescita e ai successi futuri del Carnevale di Viareggio. Il soggetto della costruzione carnevalesca è Tonin di Burio – impersonato sul carro dal popolare “Noce” che, lucchese di nascita ma naturalizzato viareggino, non disdegna di ironizzare sulle proprie origini – un contadino che festeggia le nozze d’oro con la propria sposa, nell’aia della corte del Pinaccio in quel di Lambari (una storpiatura di Lammari paese della Lucchesia). Sulla rivista “Viareggio in maschera” si legge: «È una mascherata burlesco-paesana che porta una nota di comicità grossolana, ma fresca e spontanea».
Sul carro, infatti, vengono riproposti con spontaneità e verismo i vari momenti delle nozze d’oro di Tonin di Burio: gli sposi festeggiano l’ambito traguardo matrimoniale attorniati dai notabili del paese, da parenti ed amici che mangiano, scherzano e ballano al suono di una improvvisata banda di paese che suona un motivetto scritto per l’occasione.
La canzonetta, parole di “Braciola” e musica di “Noce”, aveva un lunghissimo titolo: “La festa nell’aia del Pinaccio per la celebrazione delle nozze d’oro di Tonin di Burio con l’intervento delle prime personalità e della musica del paese”.
Il carro, per la «spontaneità e comica mascherata di pretta intonazione paesana», non mancò di suscitare anche alcune polemiche. Infatti, sul “Nuovo Giornale” dell’11 febbraio 1921 si può leggere: «Il risultato della giuria danneggerà anche la riuscita dei corsi futuri, perché per vincere il primo premio sulla più bella spiaggia del Tirreno basterà rizzare su di un pianale quattro pali con un colombaiotto, qualche frasca e completarlo con degli elementi di comicità cittadina, per risparmiare delle migliaia di lire gettate in costruzioni di carri più artistici e decorativi; altro che imitare il carnevale di Nizza».
Critiche a parte, l’idea di “Noce” aveva fatto centro e non solo nel Carnevale del 1921, tanto che due anni dopo nel corso mascherato sfilò un altro carro che aveva come protagonista l’allegro contadino lucchese. Fu la volta del carro “Il trionfo di Tonin di Burio”.
Ecco come viene presentata questa riproposizione del soggetto vincitore del concorso del 1921 nella rivista “Viareggio in maschera” del 1923: «Sopra un grande e ricco trono, formato da una colossale zolla, siede l’eroico e gaio Tonin di Burio, circondato da uno stuolo di maschere portanti ciascuna i premi riportati nei passati carnevali. Tonin di Burio è il trionfo della personalità più carnevalesca e caratteristica di Viareggio. In essa è rappresentato e si riassume l’allegro e sano spirito del campagnolo lucchese che sa, al momento opportuno, divenire cittadino e deliziare con le sue facezie tutto il popolo che lo ammira, ben conoscendolo». —
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