Politi: «Che gioia immensa quel mio debutto trionfale»
Domani in regalo con il Tirreno il primo poster dei carri campioni del Duemila: “Abracadabra” dedicato all’allora presidente della Repubblica Ciampi
Simone Pierotti
VIAREGGIO. Campioni da debuttanti assoluti. Come l’anno prima. E l’anno prima ancora. Padroni incontrastati per cinque edizioni di fila. Così, senza soluzione di continuità. Sono stati Simone Politi e Federica Lucchesi i vincitori del primo Carnevale nel nuovo millennio ed è con il loro “Abracadabra” che parte questa raccolta dei poster dei carri de Il Tirreno a suo modo storica.
Storica perché, per una volta, non ci sono i carri che sfilano solitamente in questo periodo bensì quelli che ci hanno emozionato in passato. Un’occasione per sfogliare l’album dei ricordi di Burlamacco. Anche per lo stesso Politi, uscito quattro anni fa dal mondo del Carnevale: lo raggiungiamo al telefono, non possiamo vederlo eppure sentiamo la sua emozione nel far riaffiorare i ricordi di quei bei giorni. Correva l’anno Duemila e la coppia Politi-Lucchesi – le loro strade si sono divise nel 2004 e lui ha proseguito fino al 2016 al fianco di Priscilla Borri – si presentava in prima categoria reduce da due successi consecutivi tra i carri piccoli e, in precedenza, di altrettanti fra le mascherate di gruppo. Il loro Ciampi-stregone, modellato con grande maestria e dai colori accesi, era oggettivamente bello. Ma altri carri non erano da meno. Eppure vinsero Simone e Federica. Al primo colpo, com’era riuscito solamente ad Arnaldo Galli, il più vincente di tutti, nel lontano 1962. Proprio loro, ancora loro.
«Fu un’emozione unica, forse non ho mai provato nulla di simile nella vita – ricorda Politi – scaricammo la tensione accumulata in quei mesi per la realizzazione del carro: sia io che chi mi stava accanto c’impegnammo molto. Una vittoria “inaspettata, ma forse nemmeno più di tanto: quando ero in Passeggiata mi resi conto dell’entità della costruzione. Speravo nel podio, quello sì. Ricordo che il Verlanti fece un carro altrettanto bello».
Un paio d’anni dopo, Politi e Lucchesi si ripetono con “La Repubblica delle Banane” e anche in quel caso la concorrenza è agguerrita, tant’è che farà discutere a lungo il quarto posto assegnato al gigantesco Papa Wojtyla di Fabrizio Galli: «Se avessimo chiesto a tre giurie diverse, avremmo avuto tre classifiche diverse, è sempre tutto molto soggettivo».
Ma, almeno per lui, la prima vittoria fra i grandi rimane «l’emozione più grande in assoluto, da esordienti, forse anche cercata». E arrivata nei vecchi hangar di via Marco Polo, a differenza di quella del 2002 che invece scrisse l’epilogo del primo Carnevale nato in Cittadella: «Sono davvero contento di aver potuto lavorare in quei baracconi e respirare l’atmosfera di quell’ambiente – dice Politi con un percettibile pizzico di nostalgia - costruivamo i carri in spazi stretti, angusti e privi di strutture necessarie come il carroponte, è vero. Però quegli hangar erano abitati dai vecchi maestri da cui ho imparato l’arte della cartapesta».
E l’ha imparata talmente bene da vedersi assegnato nel 2013 il titolo di Maestro Artigiano da parte della Regione. «Sono consapevole di aver acquisito questa conoscenza da loro. Anzi, forse il segreto è aver imparato a fare i carri in un ambiente più svantaggiato, dove eri costretto a usare di più l’ingegno e l’immaginazione perché non c’era, ad esempio, lo stesso spazio che c’è in Cittadella per provare i movimenti. Pensa che c’era l’essiccatoio con le stufe ancora a carbone per asciugare le forme… Sì, è stato un bel capitolo della mia vita. Però c’è un altro carro, il secondo a cui sono più legato: è “Male nostrum”, l’ultimo che ho fatto, che ha segnato la mia liberazione». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
