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Versilia

la proposta partita da stazzema 

Il superstite: non firmo la legge antifascista se non viene finito il centro di Sant’Anna

Melania Carnevali
Il superstite: non firmo la legge antifascista se non viene finito il centro di Sant’Anna

Pieri: «Iniziativa buona, ma per il paese non si fa nulla» Il sindaco: «Spero cambi idea, lo facciamo per i giovani»

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Melania Carnevali

stazzema. I nazifascisti, nel 1944, uccisero tutta la sua famiglia: madre, padre, fratelli, cugini. Solo al mondo, fece della lotta al fascismo una questione di vita. Eppure Enrico Pieri, da oltre vent’anni presidente dell’associazione martiri di Sant’Anna, non sottoscriverà («salvo cambiamenti») la proposta di legge contro la propaganda fascista promossa dal sindaco di Stazzema e subito sottoscritta da nomi illustri come Ferruccio Parri, nipote omonimo del primo presidente del consiglio dell’Italia liberata, Silvia Calamandrei, nipote di Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione, Adelmo Cervi figlio di Aldo Cervi ucciso dai fascisti assieme, e da tanti altri, inclusi numerosi superstiti di Sant’Anna.

L’iniziativa vuole istituire pene fino a due anni di reclusione per la propaganda delle ideologie fasciste e naziste e contro la produzione e la vendita di oggetti che richiamano i loro simboli: in un mese ha già raccolto 10mila firme (quelle già contate). Ma Pieri non metterà la sua. E non lo farà, non perché crede che non sia una iniziativa lodevole o perché non creda nei contenuti di quella proposta di legge, ma per protesta, perché «se si parla di antifascismo vorrei vederlo in pratica e invece nel comune non si fa». Nessuno, dice, «si rende conto che quando vengono 100 ragazzi a Sant’Anna, non hanno un posto dove stare, dove fermarsi a mangiare o riposare. Vanno benissimo queste iniziative, ma io sono una persona di fatti. Sant’Anna e il Parco della pace sono tenuti male».

Pieri da mezza vita gira per l’Italia e la Germania per incontrare gli studenti e raccontare loro cosa è stata Sant’Anna. Tutte le sue energie le ha messe lì, nell’educare i giovani al rispetto e alla democrazia. Ha anche donato al Comune la sua vecchia casa, quella dove venne la sua famiglia e dove lui riuscì a salvarsi nascondendosi nel sottoscala, per farne un ostello della gioventù.

Un progetto che, nei sogni di Pieri ma anche in quelli dell’amministrazione comunale, dovrebbe fare il paio con il centro di accoglienza che lo scorso febbraio è stato aperto per accogliere il capo dello Stato, ma non è ancora pienamente operativo. «Ora le visite sono ferme, ma in ogni caso non avremmo ancora un posto dove accogliere i ragazzi – continua Pieri – eppure questo centro è nato per questo. Da quando è nato il Parco sono arrivati tanti e soldi e ancora non c’è la possibilità di ospitare i ragazzi. Dove sono finti quei soldi? Non lo so. Ecco perché non ho firmato».

Il sindaco Maurizio Verona si dice «dispiaciuto». Non potrebbe essere diversamente. «Dovrebbe essere il primo a firmare e spero cambi idea, perché lo facciamo proprio per i giovani su cui lui ha investito tutta la vita». Sul centro di accoglienza sostiene di essere «a un ottimo punto. Non è fermo. Lo scorso anno abbiamo fatto investimenti tanto che il centro era dignitoso quando è arrivato Mattarella. Poi abbiamo acquistato il materiale che serve per arredare la stanza dell’associazione dei martiri. Manca la caldaia che compreremo quest’anno. Purtroppo abbiamo ereditato dal passato quel centro, che è stato progettato malissimo, e noi stiamo facendo il possibile per renderlo fruibile». Parallelamente «vanno avanti lavori importanti al museo che prevedono la sostituzione del tetto e della caldaia». Sant’Anna, dice, «è un cantiere da anni». Anche sull’ostello della gioventù il sindaco si dice ottimista. «Stiamo completando la pratica della donazione che è andata a rilento per dei problemi burocratici, ma ci sono sviluppi notevoli. Mi hanno anche contattato da Berlino». In ballo ci sarebbero, tra fondi tedeschi e italiani, due milioni di euro che consentirebbero di ristrutturare l’intera palazzina. «Abbiamo comprato la casa accanto. L’idea è di realizzare sotto l’ostello e sopra lasciare la casa come è, a partire della stanza del massacro che diventerebbe un luogo della memoria». —

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