La manifestazione
Dinelli: «Lo stadio chiuso diventi un’occasione»
Parla l’ex presidente del Viareggio che aveva puntato su un nuovo impianto: «Si consultino esperti del settore come Gazzoli o Mimmo D’Alessandro»
«La cosa che mi auguro veramente di cuore è che il problema diventi un’opportunità». In tempi non troppo lontani Stefano Dinelli ha fatto dello stadio dei Pini il suo cavallo di battaglia o forse il suo sogno, ostacolato peraltro da una buona parte della città: «Purtroppo quello che paventavo dieci anni fa si è poi materializzato. Ma di avere azzeccato questa previsione sono tutt’altro che fiero. Avevano paura che cementificassi la zona e deturpassi il panorama. Avete visto cosa sta succedendo a Pisa. La nuova proprietà rifarà lo stadio dove è adesso a due passi dalla Torre che se non sbaglio è una delle sette meraviglie del mondo».
Ma siccome il passato è il passato, l’imprenditore viareggino guarda avanti e anzi, in cuor suo, spera che qualcuno nella stanza dei bottoni voglia magari chiedere un parere a chi ha esperienza sulla gestione di impianti sportivi ma anche sulla organizzazione di eventi. «A mio avviso dovrebbe essere creato un tavolo con quattro-cinque persone per confrontare le idee. Persone come Andrea Gazzoli o come Mimmo D’Alessandro, ad esempio, potrebbero dare un contributo. Poi naturalmente sarà la politica a decidere l’indirizzo. Se mi piacerebbe partecipare? Ho messo soldi di tasca mia e so quello che costa gestire uno stadio, quindi sarei felice di poter dare un contributo di idee. Oltretutto assieme ad Andrea abbiamo frequentato un corso di stadio-business. Un percorso studio integrato con le visite in stadi di mezza Europa, dalla Spagna alla Svizzera fino all’Olanda. Fino ad ora nessuno mi ha interpellato ma sono sempre pronto a dare il mio contributo da viareggino».
Ma come dovrebbe essere secondo Dinelli la nuova versione dello stadio dei Pini. «C’è bisogno di un progetto fatto da parte di chi conosce la realtà cittadina. Lo stadio non deve essere un problema della città ma un investimento per la stessa. E dunque deve essere un impianto sostenibile, ristrutturato su un progetto omogeneo che concettualmente pensi al futuro. Rifare i lavori sui progetti degli anni Settanta sarebbe sbagliato perché lo stadio non deve vivere due volte al mese per le gare casalinghe del Viareggio o per il periodo della Viareggio Cup. Di sicuro la tribuna deve essere perfetta poi c’è da adeguare gli impianti e tutto il resto».
Tra i lavori eliminerebbe quello che riguarda la pista di atletica leggera. «La nuova concezione di stadio per il calcio che poi voglia ospitare anche altri eventi non prevede la pista di atletica. Per me sarebbe un errore rifare la pista all’interno del nostro impianto. Meglio creare una struttura a se stante dedicata all’atletica leggera come ad esempio quella di Marina di Pietrasanta».
Stadio che diventa anche un asset determinante per la crescita della società di calcio. «Per il nuovo Viareggio Calcio è di fondamentale importanza avere a disposizione la sua casa naturale per avere qualche ambizione in più. Io mi auguro che il Viareggio possa ritornare nel minor tempo possibile in una categoria più congrua rispetto alla sua storia e comunque al di là della categoria la squadra non può continuare a giocare al Marco Polo Sports Center o andare in giro per la Versilia». —
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