Proteste
«Lo stadio è determinante per il futuro della città»
Parla il viareggino Andrea Gazzoli, da tre anni direttore generale della Spal: «Quando ai colleghi dico che Viareggio non ha più uno stadio, sono tutti stupiti»
Seppure dalla lontana Ferrara, Andrea Gazzoli segue le vicende che riguardano i fatti della sua città. Non ultimo – anche perché lo riguarda più da vicino – quella relativa allo stadio dei Pini Torquato Bresciani che lo ha visto protagonista per tanti anni prima come calciatore poi nelle vesti di dirigente dell’Esperia Viareggio all'epoca del presidente Dinelli. «Andando in giro per l’Italia ho l’occasione di confrontarmi con tanti addetti ai lavori che hanno avuto occasione di venire nella nostra città per la Coppa Carnevale o anche solo per vacanza e mi chiedono il perché Viareggio non abbia più una squadra tra i professionisti. A queste persone rispondo che se è per quello Viareggio non ha più nemmeno uno stadio o meglio esiste ma è chiuso da 1000 giorni. E vi posso assicurare che restano molto sorpresi». Anche perché secondo il direttore generale della Spal lo stadio «è un asset determinate non solo per la crescita della società di calcio ma soprattutto per una città che potrebbe godere di un impulso economico grazie turismo sportivo».
D’altra parte Gazzoli è un profondo conoscitore del problema degli stadi con il quale si è dovuto confrontare nella sua carriera di dirigente sportivo, prima a Venezia poi a Vicenza e da ultimo a Ferrara. «A Ferrara per esempio oltre a eseguire i lavori allo stadio è stato contemporaneamente riqualificato anche il quartiere dove si trova il “Mazza”. E’ evidente che le due cose devono andare di pari passo altrimenti lo stadio resterebbe una struttura fine a se stessa. A Viareggio lo stadio vuol dire Darsena, che è una zona di valore che potrebbe aumentare con il miglioramento della viabilità e la ristrutturazione dello stadio. E per questo mi auguro che questo periodo di chiusura sia servito all’amministrazione comunale per pensare a come risolvere il problema perché poi ci vogliono i tempi per realizzarlo. A Ferrara ci sono voluti cinque mesi ma stiamo parlando di una struttura più imponente rispetto ai Pini».
E senza mezzi termini, Gazzoli si dice disposto a mettere al servizio la sua esperienza. «Sempre pronto a collaborare ci mancherebbe altro. Se qualcuno mi chiama arrivo di corsa. Credo di essermi fatto una buona esperienza nei nove anni durante i quali mi sono venuto a trovare alle prese con il problema e sarei dunque contento di poter dare un contributo di idee».
Ma come potrebbe essere rivisto e corretto lo stadio dei Pini? Potrebbe andare bene una struttura simile Lignano Sabbiadoro (dove gioca il Pordenone) da 5000 posti implementati in occasione dei concerti e che ha la pista di atletica o un impianto come quello di Chiavari, la casa dell’Entella, privo della pista di atletica? «La pista di atletica è un discorso particolare e poi a Viareggio ho letto le dichiarazioni del sindaco che vuole mantenerla. La tendenza odierna è quella di costruire strutture modulari che possono essere implementate al bisogno. Inutile fare opere faraoniche perché, tanto per rendere l’idea, con una capienza di 5000 posti puoi arrivare fino a giocare partite del campionato di serie B. E credo che anche per il torneo sarebbe una capienza sufficiente». —
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