La protesta
In scadenza la messa in mora Ue I balneari: «Il governo decida»
FORTE dei marmi. L’estate si staglia ormai come un traguardo a medio termine, ma non cala la tensione sulle polemiche e i provvedimenti riguardanti la durata delle concessioni demaniali anche perché stanno per scadere i termini della messa in mora del governo da parte della commissione europea inviata lo scorso 3 dicembre. Così Assobalneari e l’Associazione italiana porti turistici hanno chiesto al governo di intervenire subito a tutela della legislazione italiana sull’estensione della durata delle concessioni demaniali che sono state messe a scadenza nel 2033.
Lo hanno fatto producendo uno studio del Stefano Zunarelli, docente ordinario di diritto della navigazione alla facoltà di giurisprudenza dell’università di Bologna. Lo studio di Zunarelli evidenzia, secondo Assobalneari, due elementi che chiariscono come le norme censurate dalla commissione non siano in contrasto con il diritto europeo: in primo luogo perché una sentenza della corte di giustizia del 2016 detta dei principi che costituiscono presupposti indispensabili per l’applicabilità della direttiva Bolkestein.
Direttiva che, per le sue caratteristiche, non sarebbe immediatamente applicabile nell’ordinamento giuridico italiano, in quanto non autoesecutiva, come evidenziato dalle più recenti sentenze del Tar Puglia Lecce. In secondo luogo perché la stessa direttiva concessioni del 2014, successiva alla Bolkestein, precisa che gli accordi aventi ad oggetto il diritto di un operatore economico di gestire determinati beni o risorse del demanio pubblico non dovrebbero configurarsi come concessioni ma come contratti di locazione di beni o terreni di natura pubblica. Quindi i contratti di locazione di beni pubblici (ed assimilabili) si pongono nel diritto dell’unione europea al di fuori dell’ambito di applicazione sia della direttiva Bolkestein che della direttiva concessioni.
La stessa corte di giustizia, in una sentenza del 2007, con riferimento ad una concessione demaniale marittima era in precedenza pervenuta alla medesima conclusione, ritenendo tale rapporto concessorio assimilabile alla locazione di beni pubblici.
«I due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni sollevate dalla commissione stanno scadendo – commenta il presidente di Assobalneari Fabrizio Licordari – e si deve far presto per tutelare l’intera filiera di imprese turistiche, per garantire la continuità e la messa in sicurezza di un settore che, altrimenti, complice anche la pandemia, rischia di essere affossato. Il governo italiano non può più far finta di niente di fronte ad una procedura inaccettabile e rinviare la soluzione del problema, ma deve cogliere l’occasione per ribadire la non applicabilità della direttiva servizi alle concessioni demaniali marittime». —
A.P.
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