Gioco
Crisi Perini Navi, l’azienda chiede tempo al tribunale
Ieri i manager dell’impresa fresca di accordo con il Fondo Blue Skye hanno incontrato prima i sindacati e poi il sindaco Giorgio Del Ghingaro
Donatella Francesconi
viareggio. Quando si arriva al fine settimana, ormai da mesi, la crisi Perini Navi sembra scaldare i motori. La giornata di ieri ha visto – ufficialmente – un primo confronto con i sindacati e un incontro tra i rappresentanti dell’azienda e il sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro. Mentre continua il confronto con gli Istituti di credito che vantano crediti dalla azienda della grande nautica a vela, ieri è “esplosa” la notizia dell’intenzione di Perini Navi chiedere altri 60 giorni di tempo al Tribunale fallimentare di Lucca che ha già fissato una udienza per il 26 gennaio. Lo strumento per l’ulteriore richiesta di allungamento dei tempi (l’ultima, presentata il 31 gennaio scorso, era stata respinta dallo stesso Tribunale) sarebbe quello del passaggio dall’articolo 182bis della legge fallimentare (Accordi di ristrutturazione dei debiti) all’articolo 186bis, con il quale si prevede: la prosecuzione dell’attività di impresa da parte del debitore; la cessione dell’azienda in esercizio; il conferimento dell’azienda in esercizio in una o più società anche di nuova costituzione. Tra le voci che si sono rincorse ieri anche quella che Perini Navi avesse già formalizzato la nuova richieste negli uffici del notaio Fabio Monaco. Il Tirreno ha chiesto all’ufficio stampa Perini Navi se vi fosse smentita o meno delle indiscrezioni autorevoli circolate non solo a Viareggio. A parte un «non risulta, ma verifichiamo e faremo sapere», altro – nel corso dell’intera giornata – non è stato possibile sapere. A parte il fatto che un appuntamento con un notaio viene confermato.
L’unica certezza rimane, dunque, l’udienza fissata per il 26 gennaio dal Tribunale di Lucca. Lo scenario complessivo è composto da numerosi pezzi di un rompicapo complicato. Il primo dei quali è l’accordo con il Fondo di investimento londinese Blue Skye che porta con sé, nell’operazione, l’accordo recentemente siglato con gli americani di Arena Investors. Un maxi prestito da 30 milioni di euro, da restituire al tasso di interesse del 12 per cento, così la proposta. A fronte di garanzie pesanti, come l’intero patrimonio Perini Navi.
Il secondo “pezzo” è la richiesta di fallimento presentata dalla Procura di Lucca; e il terzo è una nuova stanza di fallimento, per una cifra intorno a un milione di euro arrivata al Tribunale dalla azienda “Siman” di La Spezia.
Per completare il quadro, da ultimo ma certo non per importanza – vanno aggiunti altri due tasselli: la richiesta di Ferretti Group che venga avanzata, nella vicenda della crisi Perini Navi, una procedura di comparazione; e la proposta di acquisizione che il cantiere Sanlorenzo fin dalle settimane successiva alla apertura della crisi ha messo sul tavolo, arrivando in trattativa con Perini Navi fino all’ultimo giorno utile prima del cda che ha votato l’intesa con il Fondo di investimento.
Un quadro complesso che non può non vedere i giudici del Tribunale di Lucca pretendere una chiarezza che sembra ancora sullo sfondo, nonostante l’ottimismo del management Perini Navi. Il cui amministratore delegato, Lamberto Tacoli, uomo che l’accordo con il Fondo di investimento ha voluto più di tutti, appena nel maggio 2019 – un anno esatto prima della richesta di concordato in bianco – dichiarava al Tirreno: «Gli anni fondamentali sono 2019 e 2020: per tornare a splendere non solo di prodotto ma anche di bilancio». —
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