Il Tirreno

Versilia

Don Luca Franceschini 

Il consiglio: meglio affidarsi a gruppi gestiti da parroci

Manuela D'Angelo

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Manuela D'Angelo

Massa. Alla notizia che un “guru” con molto presunte doti divine e conoscenza diretta con Dio fosse riuscito a insediarsi in un gruppo di preghiera già coeso e strutturato, i “Tabernacoli viventi”, che si riuniva ai Quercioli, fitto di persone, provenienti soprattutto da fuori provincia, ha fatto sorgere alcune domande: possibile che nessuno si fosse accorto di nulla? Che nessuno dello stesso gruppo abbia mai avuto qualche dubbio, vedendo compagni assoggettati? Possibile che nessuno avesse mai avuto a che fare con il santone e che la comunità querciolese non abbia mai ascoltato per caso un pettegolezzo, una storia, seppur accennata, di quanto accadeva all'interno del gruppo? Secondo don Luca Franceschini «purtroppo è possibile». «I gruppi di preghiera possono nascere nelle comunità – spiega – anche spontaneamente, da un insieme di fedeli che decidono di riunirsi, e che possono farlo liberamente anche in casa, in luoghi privati. Non è detto che i parroci ne vengano mai a conoscenza. Non esistono gruppi certificati, non esiste un patentino per poterli formare. Ci sono gruppi di preghiera più noti, quelli che si ispirano ad esempio a Padre Pio, o alla Madonna di Medjugorje. E ci sono gruppi di preghiera di cui non sapremo mai l'esistenza. Di solito – continua don Luca – i gruppi più grandi, che magari racchiudono un numero consistente di fedeli, fanno riferimento alle parrocchie, perché necessitano di spazi e chiedono quindi di riunirsi nelle stanze o nei locali nelle disponibilità dei parroci. A quel punto, è buona norma che debbano chiedere il permesso ai "padroni di casa" e che, per questo, siano più controllati».

Il gruppo dentro cui si è consumata la truffa da circa 2 milioni di euro, dalle carte della Procura faceva riferimento ai “Tabernacoli viventi”, un gruppo di preghiera che esiste in varie parti d'Italia, fondato, pare, nel 1967, da Vera Grita, insegnante e cooperatrice salesiana, che iniziò a scrivere quanto la “Voce” dello Spirito Santo le dettava, sottoponendo tutti i messaggi al suo direttore spirituale, il salesiano padre Gabriello Zucconi. «E' un nome – afferma sempre don Luca – che non mi dice niente. Non li conosco. Questo ovviamente non vuol dir nulla. Come detto ci sono numerosissimi gruppi di preghiera, che hanno autonomia e indipendenza e che possono far riferimento alla chiesa soltanto quando decidono di riunirsi nei locali delle parrocchie che li ospitano. Ma se possiamo dare un consiglio – conclude don Luca Franceschini – è sempre meglio partecipare a gruppi ecclesiasticamente riconosciuti, oppure gestiti direttamente da parroci, solo per avere una figura di riferimento, di cui ci si possa fidare. Poi è chiaro che c'è sempre la possibilità di essere truffati. Prima di affidare la propria vita, e il proprio denaro a qualcuno, confrontatevi con un parroco, o con un sacerdote. Loro sapranno darvi i giusti consigli».© RIPRODUZIONE RISERVATA

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