Il Tirreno

Versilia

Il parroco di borgo del ponte 

Don Lorenzo: è soprattutto una questione culturale

Alessandra Poggi

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Massa. «È una questione culturale». Queste le prime parole di don Lorenzo Corradini di Borgo del Ponte sulla questione del finto santone. Un pensiero che disegna in modo limpido la realtà, quello di don Lorenzo : «Viviamo in un tempo in cui c’è molta povertà culturale in senso ampio, lo dico in senso generale e in cui la non conoscenza porta alle risposte più assurde e a trovare scorciatoie. Manca un percorso di fondatezza. Altro è dire io non sono cattolico, ci sono chiese più presenti come gli ortodossi per la presenza dei rumeni, ma in casi come il finto santone parliamo di forme di superstizione dove quasi si rasenta la setta. Queste cose di bassa lega».

Alla domanda se il demonio può influire sui truffatori don Lorenzo non ha dubbi: «Il demonio esiste e agisce, ma qui mi sembra che sia l’uomo a fare tutto da solo. Siamo bravi a fare tutto da soli. Le difficoltà della vita incidono sulla fragilità umana, è nel bisogno che l’uomo va alla ricerca di Dio, ma ci sono personaggi che sfruttano alcune situazioni, tra i più famosi ricordo il mago Do Nascimento. Era sempre in tv, chissà quanti hanno abboccato. Diciamo che l’asticella si è molto abbassata ed è chiaro che i problemi esistenziali ed economici aumentino. Questo perché manca equipaggiamento culturale, e ci si mette a mettere insieme dei pezzi che invece non hanno soluzione. Ma come fa una persona a non capire che se ti vengono chieste prestazioni sessuali qualcosa non va? Queste cose sono disarmanti. È la debolezza del nostro tempo dove mancano relazioni significative. Possibile che nessuno che vive a fianco delle vittime si accorga di niente? Sono cose che dovrebbe emergere subito, ma se non c’è un dialogo non ti rendi conto che c’è disagio».

Per don Lorenzo questa mancanza di dialogo e sensibilità è inaccettabile: «Il mio non è un giudizio sulle persone – aggiunge – ma mi chiedo come si faccia ad essere così poveri da non riuscire a stare uno accanto all’altro senza avere un occhio vigile e aperto sulla persona a cui voglio bene».

Infine abbiamo chiesto a don Lorenzo cosa ne pensi dell’ipotesi di scomunicare le persone come il finto santone e i seguaci: «Non si può fare di tutta un’erba un fascio – precisa – ognuno ha la sua storia. Da sempre la scomunica ha una funzione medicinale, non è condanna per condanna, ma è l’allontanamento per farti ravvedere. Chi come le vittime lo fa in modo inconsapevole non ci può incorrere. Sennò diventa vendetta. In ogni caso l’approccio vittime e carnefice dal punto vista cattolico è la misericordia, che non vuol dire passiamo sopra spugna, ma significa redenzione. Poi mi viene da pensare, ma questo finto santone sarà stato un cattolico prima di fare questo? Abiterà in una casa dove tutti gli anni un sacerdote passa a benedire? Viveva in un tessuto sociale dove qualcuno si è accorto del sentiero pericoloso che stava percorrendo?».

Alessandra Poggi

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