Attenzione
A Pontremoli pensano a un complice
Un ex compagno di scuola: me lo ricordo riservato e quieto. Sembra impossibile che abbia potuto agire da solo
Tiziana Gori
pontremoli. A Pontremoli Matteo Giovanelli è un volto noto. Si è trasferito con la famiglia quando era piccolissimo (due-tre anni), e ha frequentato le scuole nel comune lunigianese. Comprese le superiori, indirizzo Ragioneria, al Belmesseri. Poi ha preso strade diverse, si è trasferito in Piemonte (è nato a Genova), ma è tornato frequentemente in Lunigiana. E nessuno, nella cittadina, si aspettava questa svolta giudiziaria. «Che fosse un tipo da evitare purtroppo sì, però il suo è un caso lampante di doppia personalità», dice un ex compagno delle superiori (che chiede di restare anonimo) .
Poi spiega: «Qualche mese fa iniziò a circolare la voce che si fosse reso protagonista di piccole truffe. E che fosse piuttosto imprevedibile». In che senso? «È rimasto invischiato in una storia di auto a noleggio. So che sono dovuti intervenire i carabinieri e hanno trovato l’auto ammaccata e una serie di multe a lui intestate. Chiaramente non pagate. Certo che a ricordarlo a scuola, il Matteo che ne emerge è un’altra persona».
Aveva due nomignoli: Tortona (per la località piemontese dov’era stato da piccolo) e Spillo, per l’esilità del fisico: «Lo ricordo magrolino, riservato. Era preso in giro, lo riconosco». Non aveva brutti voti, ma neanche una parlantina tale da ipnotizzare le menti. Invece, secondo le indagini della magistratura sono almeno cinque le donne cadute nella sua trappola, convinte di aver trovato in lui un mentore spirituale capace di coinvolgerle completamente nel suo “progetto divino”. E di spillargli una cifra complessiva vicina ai due milioni di euro. Ai “Tabernacoli viventi”, il gruppo di preghiera dei Quercioli di Massa, Giovanelli si era costruito un’immagine di credibilità.
Racconta alle donne che si ritrovano lì per pregare delle sue strenue battaglie notturne contro i demoni che lo tormentano. Lui, che aspira alla purificazione per ascendere al Cielo. E anche i soldi che chiede alle donne saranno purificati durante questa ascensione. Quando s’insinua il dubbio, ecco l’invito a contattare via mail parroci disseminati in Italia e in Europa. E i vari don, che altri non sono che lo stesso Giovannelli, fugano i dubbi delle fedeli.
«Questa è una trovata geniale», commenta lasciandosi sfuggire una risata un conoscente di Pontremoli. «Ma come si fa, nel 2021, a credere ancora a queste baggianate?».
Anche lui però conosceva un Matteo diverso: «Mi ha offerto un caffè giusto venerdì scorso. Io sono rimasto veramente stupito. È un po’ peso, ma l’ho sempre ritenuto una persona buona. Anzi, negli ultimi tempi mi aveva chiesto aiuto perché diceva di avere problemi col lavoro. Invece, secondo la magistratura, soldi da parte ne ha messi...».
Il Giovanelli che conosce lui «è di un’educazione rara, una persona pacata, pacifica. Di quelle che pensi non potrebbero schiacciare una formica». Viveva con ansia il periodo pandemico: «Era ossessionato dal virus. Temeva per suo padre, che purtroppo è morto a novembre proprio per Covid». La madre è pontremolese. «Il babbo era un tecnico della Saipem, e ha lavorato a lungo in Indonesia. Ha un fratello, che vive in Liguria. Comunque – conclude – continuo a credere che da solo Matteo non può esser stato capace di fare quello che ha fatto». —
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