Gioco
La maglia di Alex Del Piero e l’affetto dei suoi studenti: «Ciao professor Palagi, ci mancherai»
Capezzano. La maglia numero 10 di Alessandro Del Piero con i colori bianconeri ai quali era fedelissimo. Le note dei Led Zeppelin, il gruppo del quale era appassionato. E una moltitudine di ragazzi e ragazze raccolti sul sagrato della chiesa di Capezzano. Tre “pennellate” che ben dipingono il ritratto di Fiorenzo Palagi, indimenticato professore di chimica e biologia per generazioni di liceali versiliesi del Classico Carducci, scomparso martedì dopo due mesi di ricovero all’Opa di Massa, a seguito di un malore che lo avevo colpito lo scorso ottobre. Ad accompagnarlo giovedì pomeriggio alle 15, nell’ultimo viaggio, c’erano tanti, tantissimi dei suoi studenti, testimonianza viva di quel suo personale modo di “seminare” conoscenza e relazioni con generosità e sorrisi, con passione e dedizione, che ha caratterizzato il suo stare dietro la cattedra per anni prima di andare in pensione nel settembre 2019. Una modalità che ha lasciato il segno e che oggi è motivo di orgoglio e forza per la moglie Antonella Venturini, per i figli Stefano e Andrea, per i fratelli di Fiorenzo, Lucio, Claudio, Giuseppe e Rosangela. E che trova concretezza nelle le parole di don Gabriele De Blasi quando nell’omelia, riferendosi al dolore della separazione ha precisato: «Neanche la morte separerà dall’amore di Fiorenzo, perché l’amore di un padre, l’amore di un marito non può finire ma solo generare altra vita. Con generosità ha dato tutto quello che aveva: in famiglia, a scuola, dedicando il suo tempo a trasmettere conoscenza e sapienza, doni preziosi in un mondo in crisi di valori e di educatori».
Affetto e riconoscenza che traspaiono con forza anche dalle parole di Luca Barsottelli che, a fine celebrazione, dall’ambone pronuncia il suo ricordo: «Ti ho conosciuto da bambino, poi ti ho avuto come insegnante: ci hai accompagnato alla maturità, dandoci appuntamento sulla spiaggia per ripassare prima dell’esame». Mentre il cugino Umberto Palagi prova ad immaginarlo in una dimensione ultraterrena: «Fiorenzo, ora che sei negli spazi infiniti della vera luce, leggi i capitoli delle stagioni vissute sulla terra: la vita con tutte le sue creature, il sole, la luna, le stelle, il mare che hai studiato ed insegnato con grande competenza e passione». Poi ricordando una foto di Fiorenzo e Antonella durante un ballo aggiunge: «Lassù balla ed abbraccia la natura come sposa nell’attrazione risanante della sua vera bellezza».
Gioia, dedizione, sorriso e amicizia. Doti che anche l’amico d’infanzia Luciano Barsottelli vuole ricordare: «L’amicizia non è mai per caso e si è amici quando si riesce a condividere emozioni e idee, quando ci s’intende con un cenno del capo e della mano. Così era con te. Siamo cresciuti insieme dai tempi del Cavanis e forse già da allora la tua dote migliore era l’ottimismo che sapevi trasmettere anche a chi ti stava accanto e non è poco. Un sorriso per vivere bene. E poi il nome scelto da tuo padre – prosegue – voluto per omaggiare un campione del ciclismo, Fiorenzo Magni, da cui venne la tua passione per il ciclismo oltre che per il calcio».
Uno sportivo, il prof Palagi, se ne girava per Capezzano sempre in sella alla sue due ruote: «Ora mi piace pensare che lassù dove ti trovi – prosegue il ricordo di Barsottelli – ci sia per te una bici da corsa nuova fiammante e mi immagino che tu spinga sui pedali forte in salita, e poi giù in discesa, verso il traguardo, a braccia alzate perché tu vinca la tua corsa». Un’altra corsa, anche se tutti quelli che gli hanno voluto bene hanno sperato fino all’ultimo istante che Fiorenzo vincesse la corsa della vita. —
Cristina Bulgheri
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