Lutto
«Strage, solo il caso ha salvato me e mia figlia quella notte»
La consigliera regionale Silvia Noferi ha avuto distrutta la casa di famiglia «La sentenza della Cassazione è stata una vergogna che fa male»
Donatella Francesconi
viareggio. Risuonano quasi all’improvviso in consiglio regionale i nomi di Stefania Maccioni, Manuela Milazzo, Elena Iacopini, e l’effetto è un pugno nello stomaco anche a distanza di quasi dodici anni dal disastro ferroviario di Viareggi,o che alle tre donne costò la vita. Così come ad altre 29 persone, compresi i familiari più stretti di Maccioni, Milazzo e Iacopini. «Elena è stata la prima baby sitter di mia figlia», racconta al Tirreno Silvia Noferi, consigliera regionale 5Stelle, che quei nomi ha scandito nel suo intervento in consiglio, nel tardo pomeriggio di martedì: «In via Porta Pietrasanta avevamo la casa della famiglia del mio ex marito – continua Noferi – e ogni fine settimana portavo la bambina al mare, per non parlare delle vacanze estive che trascorrevamo a Viareggio in quella abitazione che confinava con quella della famiglia Maccioni-Piagentini». La casa è andata completamente distrutta, così come tutte quelle del primo tratto di via Porta Pietrasanta e quasi tutte quelle di via Ponchielli.
«La madre di Elena, Manuela, era un forza della natura», ricorda Noferi e la commozione è evidente: «Io me le ricordo tutte come fosse ora le mie vicine di casa. Non volevo neppure intervenire nella discussione della mozione in consiglio. Poi, però, ho pensato che lo dovevo a loro, a tutti. E mi ha fatto male vedere la vergognosa sentenza della Cassazione. Non esiste, e lo dico prima di tutto da cittadina: i morti non vanno in prescrizione». L’omicidio colposo sì, invece, secondo i giudici della quartazione penale della Suprema Corte che hanno dichiarato decaduta l’aggravante dell’infortunio sul lavoro nel processo per il disastro ferroviario di Viareggio, 32 vittime.
Poi, il ricordo torna ai giorni nella casa delle vacanze: «Passavo sempre sulla passerella in bicicletta e avremmo potuto essere lì quella sera, io e mia figlia che spesso in quella casa eravamo da sole, se soltanto non avessi avuto un impegno. Ho ascoltato tante volte Marco Piagentini raccontare che la velocità dei treni che trasportano merci pericolose è ridotta solo a Viareggio, perché Ferrovie hanno fatto quella che definiscono una “cortesia istituzionale” alla città. La ritengo una cosa da pazzi. Tutto questo avviene perché in Italia nessuno di coloro che hanno le responsabilità paga mai per i numerosi disastri che mietono vittime. Così che chi ha le responsabilità ritiene di non essere tenuto a fare niente perché tragedie della portata di quella di Viareggio non si ripetano più. In Italia inquinano, cementificano, non verificano e nessuno paga mai». —
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