Il Tirreno

Versilia

La rabbia di Viareggio Striscioni e “urla” social «Giudici, vergogna!»

Cesare Bonifazi
La rabbia di Viareggio Striscioni e “urla” social «Giudici, vergogna!»

I viareggini amareggiati dalla sentenza della Cassazione gridano come possono il loro dolore nel rispetto delle norme anticontagio, ma la delusione è più forte

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Cesare Bonifazi

Viareggio. L’urlo di dolore di Daniela Rombi durante la diretta della sentenza ha squarciato di nuovo il cuore di Viareggio. La città, che sperava di chiudere per sempre quel capitolo tragico, si ritrova ad affrontare la propria rabbia per una sentenza ritenuta sbagliata. Non è il tempo per le manifestazioni, per le fiaccolate; la pandemia non lo permette. Ma la delusione è più forte delle norme e ieri la città ha dimostrato di essere vicina alle famiglie con striscioni in ogni angolo. Nel mirino degli slogan i giudici della Cassazione, Moretti e lo Stato. Sopresa anche sulla pista di hockey: a Lodi i tifosi dell’Amatori hanno appeso sugli spalti del Palasport , per la partita di ieri sera contro il Sandrigo, uno striscione di sostegno ai rivali viareggini.

Il disappunto della città si è tenuto lontano dalle strade e in molti hanno deciso di scriverlo sui social network. Il commento più ricorrente, quello che incarna lo spirito di tutti è «vergogna» che si ripete sotto ogni foto e ogni notizia.

«Ieri la giustizia ha abdicato. S'è messa a sedè», scrive Nello Patalani facendo appello a un lessico popolare. Lo segue Carla Overment: «In Italia è tanto che la giustizia è morta».

«Non è solo la citta di Viareggio a chiedere giustizia, la chiede tutta Italia - dice Sabrina Rossini - Vogliamo che i colpevoli paghino. Ma stiamo scherzando? Quelle povere persone e le proprie famiglie devono avere giustizia. Questa sentenza è una vergogna».

«È proprio vero che la legge non è uguale per tutti», dice Giacomo Beraglia. «Hanno pronunciato la sentenza “in nome del popolo italiano” - fa notare Claudio Cavasin - a me fa solo schifo».

«Preferisco non parlare delle cose che mi feriscono profondamente, le accantono e basta - riflette Gaia Veronesi - Le accantono finché hanno un peso e poi chiudo, con grande lucidità. Allo stesso modo, ci sono certi fatti di cronaca che trovo urticanti e per questo quasi impossibili da commentare, quindi mi comprenderete se non mi unirò alle vostre discussioni per la sentenza sulla strage ma davvero ho il vomito. Il mio disprezzo è sempre silenzioso». Giampiero Guidi scrive: «Sono comprensibili la rabbia e lo sdegno per la sentenza emessa dalla Cassazione in merito, sentimenti ai quali mi associo senza riserve, tuttavia gli esiti processuali non riescono a stupirmi più di tanto: è stata piuttosto la conferma di un mio nascosto timore generato dall'avere assistito nel corso della mia esistenza a tante brutte vicende per le quali nessuno ha pagato».

Ma sono anche molti i messaggi di sostegno che arrivano all’indirizzo dei familiari delle vittime: «Noi ci siamo sempre al vostro fianco, la lotta continua», scrive Emilia Lazzerini; «Dobbiamo essere uniti e continuare a combattere», continua Barbara Genovesi.

«Niente potrà mai risarcire i nostri cuori ma la giustizia ha la possibilità di alleviare le nostre sofferenze e darci un segno di rispetto», parole di Manuel Pizzo. —

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