Il Tirreno

Versilia

IN CASSAZIONE 

Chiesto un nuovo processo

Donatella Francesconi

Il rappresentante della Procura generale Pasquale Fimiani ritiene necessario rinviare alla Corte di Appello il riesame della posizione del manager 

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viareggio. Sarebbe grave attribuire agli amministratori delegati delle capogruppo (holding) una responsabilità specifica ogni volta che ci si trovi di fronte ad un illecito “a valle”. Lo sostiene “Assonime”, associazione delle società per azioni, in un lungo documento a sostegno della difesa di Mauro Moretti, condannato in primo e secondo grado a 7 anni, anche (Corte d’Appello di Firenze) in qualità di amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Spa. È tutto qui il “cuore” del gomitolo Moretti, che oggi tocca ai giudici della quarta sezione penale della Corte di Cassazione tentare di sciogliere. Su un tema che, come si capisce bene dall’intervento di “Assonime”, tocca profondamente l’intero sistema imprenditoriale italiano, aziende di Stato comprese.

Tre le ipotesi: annullamento di tutte le condanne dei giudici d’Appello con assoluzione di tutti o di parte degli imputati; conferma della condanne di secondo grado in tutto o in parte; rinviare o o più imputati ad un nuovo processo d’Appello. Il rappresentante della Procurato generale di Cassazione, Pasquale Fimiani, intervenendo in aula ha chiesto la conferma di tutte le condanne per i 16 imputati, tranne che per Moretti. Ritenendo necessario che per l’ex manager di Stato si tenga un nuovo processo d’Appello.

Poco dopo l’intervento del suo portavoce nell’aula delprocesso di Cassazione, a spiegare la richiesta per Moretti è intervenuto direttamente il procuratore generale di Cassazione, Giovanni Salvi: «La Procura ha chiesto l’annullamento con rinvio delle condanne di Francesco Favo e dell’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana e di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, la cui responsabilità va necessariamente rivalutata a seguito dell’accoglimento del ricorso del Procuratore generale, per un nuovo esame delle condotte tenute nel lungo periodo di tempo trascorso tra il momento della cessazione dell’imputato dalle cariche sociali in Rete Ferroviaria Italiana, con il subentro di altri responsabili, e il momento nel quale il disastro si è verificato».

Per i manager italiani e stranieri condannati in due gradi di giudizio si aprono le porte del carcere se oggi i giudici di Cassazione accolgono la richiesta di conferma di condanna. Rimangono sospese, invece, le pene di coloro che dovessero essere rinviati ad un nuovo processo d’Appello.

Restano due sentenze che- come sottolineano i familiari delle vittime - al di là dei nomi dei colpevoli, sono due manuali di sicurezza ferroviaria. Tema sul quale l’associazione “Il Mondo che vorrei” chiede da tempo un incontro con il ministro dei trasporti Paola De Micheli, la quale non ha mai risposto neppure con un “no, grazie”. —

Donatella Francesconi

altro servizio a pag.9

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