Sicurezza
I terreni acquistati dal Comune e le sue ex colonie dimenticate crocevia del Novecento
Quello sul lungomare era un quartiere dedicato alle cure elioterapiche venne raso al suolo nel luglio del 1944 per ordine dei tedeschi
la storia
Si è molto parlato in questi ultimi mesi dei terreni delle ex colonie a Vittoria Apuana, prima per le vicende del luna park e poi per l’acquisto di uno dei tre lotti del terreno da parte del Comune di Forte dei Marmi, che sta peraltro avviando trattative anche per l’acquisizione degli altri due appezzamenti. Quanti, però, oggi, nel 2021, ricordano le colonie o le hanno viste, se non addirittura vissute in prima persona?
Ormai pochissimi, perché di anni, infatti, ne sono passati molti, 87 per l’esattezza, da quel luglio 1944, quando furono rase al suolo – come ricorda Giorgio Giannelli nel suo Almanacco – per ordine del comando germanico. Si può dire che in quella zona sorgesse un vero e proprio quartiere dedicato alle colonie elioterapiche: c’era la Barellai poi divenuta Italo Balbo su via Mazzini, la Colonia Roberto Farinacci, tra via Giulio Cesare e via Ferrucci, la Bel Caffaro (Olga Morselli) tra via Giuseppe Mazzini e via Giulio Cesare, la colonia marina di Seravezza su via Giuseppe Mazzini, e poi la colonia marina Italcementi sul viale Italico, e ancora la Colonia marina permanente Principessa Maria di Piemonte della Cassa di Risparmio di Lucca tra via Italico e via Mazzini e quella dell’Ilva in via Mazzini. Quest’ultima, in particolare, fu costruita nel 1935 su oltre 30mila metri quadri, di forma semicircolare, era una costruzione razionalista di pregio architettonico, alta più di sei piani con ben 130 vani e 90 stanze. Tutte furono realizzate tra il 1924 e il’39 e servirono, poi, durante la guerra, come ospedali e ricovero per i feriti del fronte. L’essere però così vicine alla Linea gotica ne segnò ineluttabilmente il destino. Alcune foto di questi edifici sono tuttora visibili sul sito “Le colonie d’infanzia dell’Italia fascista”, un accurato sito di studi dell’architettura delle colonie d’infanzia dell’Italia fascista, ma accenniamo in particolare proprio alla colonia marina dell’Ilva, una delle tre che si ergevano nell’area retrodunale di Vittoria Apuana, ora in parte di proprietà pubblica, perché essa vive tuttora, per chi la volesse rivedere o anche vedere per la prima volta, nei fotogrammi di un raro filmato del MoMa di New York. Sul sito web del celebre Museum of Modern Art (o semplicemente MoMA) americano è oggi possibile vedere un raro filmato dell’Istituto Luce del 1935, digitalizzato dalla pellicola originale dalla Fondazione Ansaldo, e che documenta non solo l’attività della colonia che ospitava in estate ben 1500 bambini in tre turni, ma proprio i giorni della sua inaugurazione presieduta dall’allora segretario nazionale del Pnf, Achille Starace. Cerimonia in cui si intravede – oltre all’antico pontile di Vittoria Apuana davanti a Villa Bertelli, che oggi non c’è più – per pochi attimi anche la benedizione da parte di Padre Ignazio da Carrara, il francescano parroco di Vittoria Apuana che fu poi ucciso dalle SS tedesche nel chiostro di San Francesco soltanto cinque giorni prima della Liberazione. Insomma le colonie di Vittoria Apuana sono state, perché no, un vero pezzo di storia del nostro paese, ed ecco perché il Comune, quando avrà completato l’acquisizione dei terreni e realizzato il suo parco, farebbe bene a ricordare quella stagione, magari con una testimonianza multimediale di quello che fu quella zona in anni cruciali del ’900. —
Franco A. Calotti
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