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Giulia, l’informatica umanistica che ha stregato l’Asia

Gabriele Noli
Giulia, l’informatica umanistica che ha stregato l’Asia

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Gabriele Noli

Viareggio. In che modo un computer può capire (e non solo “ascoltare”) ciò che una persona intende realmente dire? Formulare la domanda è semplice, sviluppare la risposta, invece, parecchio complesso. Giulia Rambelli lo sta facendo con la sua attività di ricerca, sublimata da un articolo sull’interpretazione automatica del significato che le è valso il riconoscimento della Asian Chapter of The Association of Computational Linguistics: la Acl è una delle più prestigiose associazioni di linguistica computazionale, formata da sezioni continentali.

La studentessa viareggina di 27 anni (laureata in Informatica umanistica, attualmente sta frequentando il corso di Dottorato in Discipline Linguistiche e Letterature Straniere: tutto all’Università di Pisa) è stata premiata dalla componente asiatica dell’associazione, rinomata per la sua selettività (il tasso d’accettazione dei lavori non supera il 18%), in occasione della conferenza internazionale del 5 e 6 dicembre. Se non fosse stato per le misure anti-Covid, avrebbe partecipato di persona all’evento, in Cina. «E invece il riconoscimento l’ho virtualmente ritirato da camera mia, tenendo la porta chiusa per evitare che il gatto entrasse. Anche a distanza, occorre serietà», scherza Giulia Rambelli, lasciando trasparire soddisfazione ed incredulità («non pensavamo che il nostro lavoro venisse accettato»). Parla al plurale perché l’elaborato - che si intitola "Comparing Probabilistic, Distributional and Transformer-Based Models on Logical Metonymy Interpretation" – è il risultato del lavoro collettivo di un team internazionale composto da Alessandro Lenci (dell’Università di Pisa, supervisore dottorale di Giulia Rambelli), Philippe Blache (dell’Università Aix-Marseille, in Francia, con cui la studentessa viareggina svolge il dottorato in co-tutela), Chu-Ren Huang ed Emmanuele Chersoni dell’Hong Kong Polytechnic University.

L’articolo costituisce un contributo rilevante nell’indagine sulle potenzialità e i limiti dei modelli neurali di Intelligenza Artificiale nel comprendere il linguaggio umano. «La comparazione tra i modelli standard e i più recenti algoritmi, testati e “addestrati”, oltre a restituire risultati interessanti, apre ad una fase successiva della ricerca: la componente linguistica è la base di partenza», spiega Giulia Rambelli, nata a Gavardo (in provincia di Brescia) e trasferitasi con la famiglia a Viareggio all'età di 6 anni. Diplomata al liceo classico Carducci col massimo dei voti, aveva frequentato per una settimana le lezioni di Scienze politiche, salvo poi rendersi conto che non era quello il percorso da compiere per andare incontro al proprio destino, bensì Informatica umanistica. «Mi piaceva l’idea di provare a capire come parliamo», ricorda. Un processo iniziato nel 2012 e sviluppato tra Pisa e la Francia, con l’opportunità di implementare la propria attività didattica grazie a delle esperienze all’estero: nel 2014 al Laboratoire Parole et Langage di Aix-en-Provence e nel 2017 al Laboratoire Lattice di Montrouge, alle porte di Parigi.

Intanto, dopo la triennale, consegue pure la Magistrale. Nell’ottobre 2019 torna nella città della Provenza per svolgere un segmento del Dottorato: ci resterà sino a febbraio 2020, prima del rientro obbligato in Italia per la pandemia. Che ha stravolto la sua quotidianità (anziché recarsi al CoLing Lab di Pisa, è operativa da casa), non le intenzioni per il futuro. «La priorità è concludere nel miglior modo possibile il Dottorato (ad ottobre, ndr). In seguito vorrei proseguire con la ricerca. Magari all’estero e, perché no, anche in altri campi. Il premio che ho ottenuto mi spinge a dire: “Ok, continua così”. Ci tengo però a sottolineare con decisione un aspetto: il Dottorato va concepito come lavoro, non solo studio». —

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