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Strage di Viareggio, verso la sentenza. I familiari delle vittime: «Noi andremo avanti»
Presidio fin sul binario quattro, aspettando il verdetto della Cassazione. Presenti il Comune di Lucca e l’assessore regionale ai trasporti Stefano Baccelli
Viareggio. Davanti alla stazione, ancora una volta, l’ennesima in undici anni e mezzo, quando mancano quattro giorni al verdetto della Corte di Cassazione sul disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009, un treno carico di Gpl che deraglia, il gas che entra nelle case e si trasforma in fuoco, 32 i morti. Si accendono le torce dei telefonini, le braccia si alzano, nella folla spunta una fascia tricolore. Ad indossarla è il capogruppo del Partito democratico a Lucca, Roberto Guidotti, che rappresenta l’amministrazione del sindaco Alessandro Tambellini, Confuso tra la folla c’è Stefano Baccelli, oggi assessore ai trasporti della Regione Toscana. L’amministrazione comunale di Viareggio non c’è, e gli interventi dei familiari lo sottolineano. Così come . ricorda Marco Piagentini, presidente dell’associazione “Il Mondo che vorrei” che riunisce i familiari delle vittime, «il ministro dei trasporti attuale (Paola De Micheli, ndr) non ci riceve. E ci fa male che un ministro del nostro Stato non ci incontri per ascoltare cosa abbiamo da dire».
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Allora cosa hanno da dire, i familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio lo affidano al megafono davanti alla stazione, lì dove tutto è iniziato. «Per noi l'8 gennaio non finirà la nostra battaglia», è la voce di Daniela Rombi, vice presidente della associazione. Che continua: «È chiaro che siamo stanchi. Ma non per questo non andremo avanti. È tutta questione di soldi, lo sappiamo. Ma io non ci sto, noi non ci stiamo». E risuona la domanda delle domande che mai dal 2010 ad oggi ha avito risposta: «Perché dopo due condanne non hanno voluto togliere a Mauro Moretti il cavalierato del lavoro?». La risposta non è arrivata neppure in Parlamento, dove giace la mozione presentata dal senatore Gianluca Ferrara (Cinque stelle). Il quale un anno fa ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per rinnovare la richiesta e ottenere risposta.
I familiari, ancora una volta in strada insieme ad “Assemblea 29 giugno” ed ai tanti che hanno scelto di sostenerli, come sempre ha fatto Viareggio, hanno mandato un messaggio chiaro per ribadire il senso della loro lunga battaglia: «In questi anni ed anche di recente, inopportuni interventi mediatici ipotizzano che ad animare la determinazione dei familiari delle vittime si principalmente una sorte di spirito di vendetta. Da parte nostra rispondiamo ribadendo di aver al consapevolezza che nessuna sentenza ci risarcirà delle perdite dei nostri cari».
La fiaccolata “moderna”, telefonini alla mano, è arrivata fin sul quarto binario della stazione. Con l’intenzione di scendere qualche minuto sui binari all’arrivo del treno previsto intorno alle 19. Ma il convoglio è stato fermato dalla forze di polizia all’ingresso della stazione. Forze di polizia che ai familiari hanno ricordato - ed è la prima volta in undici anni e mezzo - che vi sarebbero state denunce per chi si fosse avventurato sui binari. I familiari hanno scelto di non forzare la situazione, avendo comunque ottenuto il risultato di rendere ben visibile la propria presenza alla stazione. Dopo la lettura dei nomi delle vittime della strage di Viareggio, il presidio si è sciolto. —
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