Sicurezza
Ruba valigie e documenti in auto, condannato trentasettenne
L'uomo era stato identificato dai carabinieri attraverso le telecamere in due furti. Ha contestato il riconoscimento ma la Cassazione ha respinto il ricorso
VIAREGGIO. I carabinieri lo avevano identificato attraverso le telecamere di videosorveglianza ed erano riusciti ad attribuirgli entrambi i furti commessi il 19 aprile del 2018. Uno a Massarosa, l’altro a Viareggio. Nel primo caso aveva rubato da un’auto un navigatore satellitare, i documenti di circolazione, le chiavi di un appartamento e di due casseforti. Nel secondo, solo tre valigie e una borsa contenente documenti e un pc, sempre da un’auto. Adesso Mauro Dellachà , 37 anni, nato a Genova, è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione «alla pena di giustizia per il reato di furto aggravato».
Aveva fatto ricorso in Cassazione, contestando i riconoscimenti operati dai carabinieri «che hanno visionato le immagini – riporta la sentenza dalla corte suprema – delle riprese della videosorveglianza ma che non consentono la identificazione certa degli autori dei furti». Ma la Cassazione lo ha respinto, sostenendo che e la corte di appello «ha richiamato e accuratamente vagliato il materiale probatorio acquisito e analiticamente esaminato dal giudice di primo grado». In particolare ha evidenziato «il modus operandi, la certa identificazione dell’imputato nel soggetto che le telecamere hanno ritratto con la felpa che gli copriva il volto e con i guanti nei pressi dell’abitazione, dove si era recato evidentemente per commettere un furto dopo essersi impossessato delle chiavi dell’appartamento che aveva sottratto dall’autovettura della persona offesa, parcheggiata poco prima in Piano di Conca e poi mentre realizzava l’effrazione sull’autovettura in sosta».
Secondo i giudici questo dimostra «l’analitico e scrupoloso scrutinio del quadro accusatorio compiuto dai giudici del merito, di guisa che dal testo della sentenza impugnata non è dato ravvisare alcuna disarticolazione del ragionamento probatorio in quanto gli elementi di prova risultano adeguatamente vagliati attraverso un esaustivo percorso motivazionale, con il quale il ricorrente omette di confrontarsi proponendo una lettura frammentaria delle prove e sostanzialmente richiedendo, in questa sede, una inammissibile rivalutazione dei fatti e dei dati dimostrativi».
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