Attenzione
Genitori preoccupati: «A settembre i pullman furono presi d’assalto»
La testimonianza della famiglia di una ragazza che da Camaiore deve raggiungere Viareggio
voce di padre
La telefonata arriva alla redazione del Tirreno nella serata del primo giorno dell’anno. E già questo dà la misura della preoccupazione delle famiglie alle prese con lo scenario di rientro in classe - sia pur parziale, a turni, con nuovi orari - dei propri figli. All’altro capo del filo c’è un genitori, un padre per la precisione. Famiglia residente a Camaiore, non proprio in città, ma in una delle tante frazioni della collina che fa bella la Versilia ma rende gli spostamenti più complicati. Lo studente in questione frequenta l’Istituto “Piaggia” a Viareggio, uno dei più affollati per l’offerta formativa variegata che offre.
«Mia figlia deve prendere due autobus», racconta papà Giuseppe: «Uno per raggiungere Camaiore e l’altro da Camaiore a Viareggio». Le famiglie hanno necessità di organizzarsi, sottolinea il genitore, e di avere «garanzia di sicurezza». Perché - è la realtà della vita quotidiana - «in molti casi i ragazzi, al ritorno da scuola, stanno dai nonni». Nonni che i più giovani rischiano di contagiare, andando e tornando con i mezzi pubblici e poi trascorrendo le ore di lezione in mezzo agli altri.
«A tutt’oggi non so se mia figlia dovrà tornare subito a scuola, in quale turno sarà, come raggiungerà l’Istituto che frequenta», continua il genitore, che aggiunge: «La preoccupazione è alta. Soprattutto se torno indietro con il pensiero alle scene che ho visto a settembre per quanto riguarda il trasporto pubblico da e per la scuola». Quando, «accompagnando mia figlia alla fermata ho visto i bus presi d’assalto», tanto che - è ancora l testimonianza di papà Giuseppe - «non sapevo mai se andare al lavoro, accompagnarla a scuola, farla tornare a casa. Non vorrei che adesso si ricominciasse con la stessa situazione. Soprattutto con tutte le paure che abbiamo».
Al punto da indurre a chiamare la redazione del giornale letto in famiglia addirittura la sera del primo dell’anno, per proporre una preoccupazione che diventa la voce di tutti i genitori di studenti adolescenti alle prese con la faticosa ripresa delle lezioni in presenza.
«Siamo qui, stretti tra la paura, il dramma, se sia giusto mandare a scuola o no i nostri figli», sono le parole finali che Giuseppe consegna al Tirreno. Affinché arrivino là dove le decisioni vengono prese e dove molto si dovrebbe ascoltare. —
D.F.
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