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Crisi Perini Navi, la soluzione si allontana L’azienda dal giudice

Donatella Francesconi

Il no della Fiom-Cgil a ulteriori rinvii e l’appello dei lavoratori: «Si metta nei nostri panni, siamo a casa ormai dal maggio»

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Donatella Francesconi

viareggio. I rappresentanti della proprietà di Perini Navi (oggi interamente nelle mani della “Fenix Srl”, società della famiglia Tabacchi) incontreranno questa mattina a mezzogiorno il giudice fallimentare, nell’ambito della procedura di concordato in bianco che la stessa azienda ha avviato nel maggio scorso. Nell’aria c’è la richiesta di un’ulteriore proroga sulla scadenza del 15 gennaio, fissata (dopo che il Tribunale ha già concesso una proroga) per la presentazione del Piano di ristrutturazione del debito.

«Facciamo un appello al giudice», è la voce dei lavoratori Perini Navi, ieri mattina di fronte al cantiere chiuso insieme ai sindacalisti della Fiom-Cgil, Mauro Rossi (segretario generale provinciale) e Nicola Riva (responsabile Versilia) «si metta nei nostri panni. È da maggio che siamo a casa (è stata attivata la cassa integrazione, ndr), siamo stanchi in tutti i sensi».

Il sindacato dei metalmeccanici Cgil ha chiesto a sua volta un incontro con il giudice Carmine Capozzi. Al quale il messaggio della Fiom arriva, in sintesi, al comunicato diffuso ieri. «Basta perdere tempo, basta rinvii. Chi ha fallito lasci spazio a una soluzione industriale. Il Tribunale non può concedere ulteriori proroghe: il 15 gennaio sia la fine dell’agonia aziendale». Agonia che, ancora ieri, ha visto dimissionari dipendenti tra i più esperti. «Ogni giorno che si lascia trascorrere», così la Fiom, «l’azienda perde valore e ha meno possibilità di riprendere a lavorare. I lavoratori migliori, quelli che le barche le costruiscono davvero, se ne vanno uno dopo l’altro e si sta depauperando il vero valore dell’azienda. Senza capibarca, senza gli operai artigiani di Perini Navi e i responsabili operativi della produzione, giorno dopo giorno le possibilità di costruire la qualità Perini viene meno, e la responsabilità è di una direzione che dopo oltre 7 mesi non è stata in grado di produrre un Piano di riorganizzazione e di rilancio».

La carta che la famiglia Tabacchi è pronta a giocarsi, ormai da mesi, è quella dei 25 milioni che il Fondo finanziario londinese BluSkye garantisce, da restituire a partire dal quarto anno e con un tasso di interesse del 10%. Cifra alla quale si sommano i 17 milioni circa che Perini Navi conta di ricavare dalla vendita del cantiere in Turchia. Inoltre, il Fondo chiede garanzie precise: ipoteca sull’immobile Perini di Viareggio e pegno sui marchi. Un’operazione tutta finanziaria nella quale si prevede che la guida dell’azienda della grande nautica mondiale rimanga nelle mani della famiglie Tabacchi e dei suoi rappresentanti. In alternativa, nel caso di un eventuale buon esito delle offerte che due cantieri di peso come Sanlorenzo e Ferretti sembrano ancora interessati a fare nell’operazione Perini, il cambio di management potrebbe essere elemento determinante per la conclusione della trattativa. Che vedrebbe, in questo caso, uno scenario di tipo industriale. Più gradito a sindacato ed Enti pubblici, visto che la Regione Toscana - nella riunione dell’Unità di crisi ad inizio settimana - ha chiesto precise garanzie sul fatto che non si prefigurino possibili manovre speculative nel futuro di Perini Navi.

«La caccia in corso al prestito del fondo BluSkye», conclude la Fiom, «è una soluzione effimera che si vorrebbe conseguire con meccanismi poco chiari su cui anche la Regione si è espressa ponendo necessità di trasparenza. Una azienda menomata, come quella che si va configurando, è destinata in ogni caso ad una pessimo finale». —

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