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Versilia

Viareggio diventa Capitaneria di porto ma la festa salta per il terremoto di Messina

Paolo fornaciari
Viareggio diventa Capitaneria di porto ma la festa salta per il terremoto di Messina

Il 28 dicembre 1908 la terra trema in Sicilia: muoiono 80mila persone. Le celebrazioni vengono annullate in segno di lutto

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Paolo fornaciari

Il 28 dicembre 1908, anche allora era lunedì, un terremoto di inaudita violenza, d’intensità oltre 7 sulla scala Richter, con epicentro nello stretto di Messina, in poco meno di 40 secondi distrusse la città siciliana e gran parte di Reggio Calabria. A Messina l’intero tessuto urbano fu completamente raso al suolo, secondo i dati del Ministero dei Lavori Pubblici soltanto due case rimasero intatte. Le conseguenze sulla popolazione furono drammatiche, per le stime dell’epoca causò oltre 80 mila vittime e circa 100 mila sfollati. Fu la più grave catastrofe che il giovane Stato italiano si trovò ad affrontare e il suo impatto sull’opinione pubblica fu straordinario e lasciò un’impronta indelebile non solo nella realtà delle aree colpite, ma anche nella coscienza e nella memoria storica dell’intera Europa. Un’emergenza senza precedenti che mobilitò per la prima volta una rete di solidarietà nazionale e internazionale.

L’eco del tragico evento ebbe ripercussioni anche a Viareggio che non fece mancare la sua vicinanza alle vittime del terremoto. Ma vediamo come questo avvenimento interessò Viareggio ed in particolare il mondo della città legato al mare attraverso una breve ricostruzione storica.

L'attività marinara e cantieristica viareggina e la realtà del porto canale quale scalo marittimo, nacquero ufficialmente nel secolo scorso quando Maria Luisa di Borbone, Duchessa di Lucca, decise, nel 1819, la realizzazione della prima darsena, la darsena Vecchia poi denominata Lucca, considerando - come si legge nel decreto - «le molteplici istanze presentateci per la costruzione dei bastimenti nel porto di Viareggio e per la facilità di vararli», e convinta che in quel porto mancavano assolutamente le attrezzature per «una mano d'opera così rispettabile e di tutto interesse per quella numerosa popolazione», e l'anno dopo nominò un comandante di marina a Viareggio, assegnando provvisoriamente questo incarico a Ippolito Zibibbi, già comandante della piazza militare della città. Successivamente queste attività si svilupparono notevolmente. Pochi decenni dopo, i valenti artigiani - maestri d’ascia e calafati - crearono un tipo di barca completamente nostrano, sia per la forma dello scafo, più snello ed elegante, quanto per la superficie velica, tanto che molti armatori di centri velici di grande importanza commissionarono bastimenti nei nostri cantieri. Notevole fu il traffico mercantile che in pochi anni si registrò nel porto e che determinò la costruzione di nuove darsene e il conseguente periodico prolungamento dei moli.

I primi anni del Novecento videro il definitivo riconoscimento dell'importanza assunta dal settore marinaro e cantieristico nel contesto dell'economia viareggina e versiliese. Allora furono studiati numerosi progetti di sistemazione del porto di Viareggio (i cui lavori ebbero inizio il 28 settembre 1913 con la posa della prima pietra da parte del re Vittorio Emanuele III), alcuni interessanti e innovativi come quello di cui fu relatore l'onorevole Giovanni Montauti e che prevedeva la realizzazione di un nuovo canale, parallelo all'esistente per collegare direttamente lo scalo ferroviario con il bacino dell'avamporto, mediante l'escavazione dell'attuale via Virgilio. Infine, nel 1908, il governo riconobbe l'importanza dello scalo viareggino elevandolo a sede di Capitaneria di Porto. Il giorno 8 aprile il ministro della Marina mercantile, ammiraglio Mirabello, inviò al sindaco di Viareggio, cavalier Giorgio Paci, una lettera in cui prospettava la «possibilità di elevare cotesto ufficio circondariale a Capitaneria di Porto, capoluogo di Compartimento», in considerazione dell'importanza «sempre crescente di cotesta città nei rapporti delle industrie marittime», e invitava l'amministrazione comunale a pronunciarsi in merito. Il 30 aprile il consiglio comunale, «plaudendo alla nobile iniziativa che non solo appagherebbe un voto della cittadinanza e della marineria viareggina, ma soddisferebbe ad un bisogno sentito e renderebbe una vera giustizia a legittime aspirazioni», diede «voto adesivo, anzi plaudì» all'elevazione di Viareggio a Capitaneria di Porto, riconoscendo che ciò si doveva anche grazie «all'interessamento e alle energiche premure dell'onorevole Montauti».

Dopo questa deliberazione, il governo il 14 agosto approvò il decreto che elevava, a partire dal 1 gennaio 1909, l'ufficio portuale viareggino a Capitaneria, estendendone la giurisdizione dal torrente Parmignola e fino al confine col comune di Pisa. Così furono sotto la dipendenza di Viareggio: l'ufficio marittimo di Marina di Carrara, la delegazione di porto di Marina di Massa e l'ufficio portuale di Forte dei Marmi. La città accolse con soddisfazione questa notizia ed il sindaco Paci scrisse una lettera di ringraziamento all'ammiraglio Mirabello: «Viareggio, che fu già l'unico porto di un piccolo glorioso Stato, che vide sbarcare sul proprio lido imperatori di Germania e principi di Francia, traendone storica fama; che pur divenendo secondario rimase capitanería sotto il granducato toscano; fu dichiarato ufficio circondariale solo per neglittosità...».

Per il 1 gennaio 1909 furono programmate solenni cerimonie alle quali era prevista la partecipazione delle autorità politiche e militari, ma il terremoto che il 28 dicembre 1908 colpì le province di Reggio Calabria e di Messina fece annullare ogni iniziativa poiché, fu detto, «qualunque festeggiamento dissonerebbe col lutto e col dolore che oggi affligge l’Italia».

In un manifesto affisso il 30 dicembre il sindaco Giorgio Paci comunicò alla cittadinanza che «in questo momento decine e decine di migliaia d’infelici languono nella disperazione del terrore e del dolore. Viareggio tutta sente la gravità del momento; sente il dovere suo di fronte a tanta sciagura». Per questo l’amministrazione comunale decise di stanziare 1200 lire a favore dei colpiti dal terribile terremoto. Tutta città si mobilitò in una gara di solidarietà a favore della popolazioni colpite.

Anche i fondi previsti per le celebrazioni furono devoluti a favore delle vittime della tremenda sciagura e il 31 dicembre la nuova Capitaneria di Porto fu inaugurata in forma privata, che ebbe nel cavalier Lelio Zambri, già titolare dell’ufficio portuale, il suo primo comandante. Successivamente, per dare idonea sistemazione al personale della capitaneria, che comprendeva anche tre ufficiali, un capo furiere del Corpo Reale Equipaggi, un secondo capo nocchiere e tre marinai, furono necessari lavori di adattamento dei locali che impegnarono una commissione composta dal capitano del Porto di Livorno comm. Francesco Mazzinghi, dal cav. Patella, capo sezione al Ministero della Marina e dal capitano Clausetti, del genio militare.

Per concludere, ricordiamo che la sera del 17 gennaio 1909 giunsero a Viareggio 200 profughi dalle zone colpite dal terremoto, che furono ospitati in giacigli di fortuna ricavati nei locali della caserma della Torre. Il giorno dopo il prefetto di Lucca dispose che i profughi venissero distribuiti nei vari comuni della provincia, solo una ventina rimasero a Viareggio dove furono ospitati. —

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di Redazione web