Gioco
Come nella Brexit, Massarosa deve trattare per l’uscita dall’Unione Comuni
La decisione sarà definitiva solo dopo una convenzione Del Dotto: «Il Comune deve restituire 1,2 milioni»
Cesare Bonifazi
Massarosa. La politica locale non è molto diversa da quella internazionale. Le dinamiche e le procedure si assomigliano. Ed è proprio per questo motivo che Massarosa si ritrova a essere una sorta di Gran Bretagna della Versilia. Nella serata di lunedì infatti il consiglio comunale ha votato in via definitiva per l’uscita dall’Unione dei Comune. Come il leader inglese Boris Johnson, il sindaco Alberto Coluccini però non può semplicemente chiudere la porta agli altri amministratori e andarsene. La procedura, decisa con normativa regionale, impone che chi se ne va debba stipulare una convenzione in modo che venga chiarita la situazione debiti - crediti. Insomma, una volta deciso chi e quanto dare, allora ci si potrà stringere la mano e ognuno per la sua strada.
Una scelta dunque che potrebbe costare caro alle casse dell’amministrazione che già vive un momento alquanto delicato con un dissesto finanziario da gestire. A chiarirlo è proprio il presidente dell’Unione dei Comuni, nonché sindaco di Camaiore, Alessandro Del Dotto: «La stipula della convenzione è un elemento necessario affinché la decisione di Massarosa sia definitiva. Per quanto risulta al momento, Massarosa vanta un credito di quote versate di circa 30mila euro; mentre invece dovrà trattare sulla restituzione di circa 1,2 milioni di cui ha usufruito in passato».
Si tratta infatti di soldi che furono utilizzati a vario titolo dai precedenti amministratori di centrosinistra anche per per fare lavori sul territorio: parchi giochi per bambini, i marciapiedi nel capoluogo e le piste ciclabili. Quello con l’Unione dei Comuni è un vecchio debito, purtuttavia, secondo i calcoli dell’ente sovracomunale, l’obbligazione della restituzione nascerebbe adesso e dunque questi soldi non potrebbero rientrare nel dissesto e, proprio per questo, non possono essere svalutati.
La scelta della maggioranza è stat criticata dal centrosinistra che pone anche un problema di risvolti sugli equilibri di governo: «Il sindaco non sapeva nemmeno della convenzione - fa sapere per la minoranza la consigliera Simona Barsotti - con l'uscita dovremo pagare 429 mila euro per quote e servizi erogati, più 611 mila euro in parte capitale ad estinzione di un mutuo contratto per opere realizzate sul territorio come la ciclopista Fiori di Loto. Tutte somme iscritte a bilancio di cui Coluccini e i suoi, dopo un anno e mezzo, ancora ignoravano l'esistenza. L’unico sussulto a questa follia è arrivato dal consigliere della Lega Giuseppe Angeli che già questa estate aveva chiesto a Coluccini un cambio di passo, appello caduto nel vuoto. In consiglio ha dichiarato di votare a favore solo per disciplina di partito e che questa cosa non succederà mai più. Un'affermazione pesante. Dal consigliere Angeli ci dividono molte cose, ma dobbiamo riconoscere che è l'unico nella maggioranza che oltre ad avere esperienza politica ha anche il senso delle cose e capiamo quindi le sue difficoltà a far parte di una accozzaglia di figure improvvisate e sbraitanti nella quale evidentemente non si riconosce e dalla quale prende le distanze». —
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