Il Tirreno

Versilia

le indagini 

Il giro di affari della droga: fino a 200 clienti al giorno

D.F.

Cinque gli arrestati, due dei quali ai domiciliari. Si tratta di El Arbi El Fallah, Aziz Ezzahi, Franco Giusti, Giuseppe La Marra, Lorenzo Lazzarini

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torre del lago. L’esercito di spacciatori che operava nella Macchia Lucchese, a partire dalla stazione di Torre del Lago, contava su una clientela il cui numero variava, ma poteva arrivare quasi fino a 200 persone al giorno. È quanto deriva dall’osservazione condotta attraverso telecamere - che in un caso gli spacciatori hanno anche individuato e strappato, nonostante fossero nascoste negli elementi lungo l’infrastruttura - nell’ambito della indagine condotta dalla polizia di Stato (Squadra Mobile della Questura di Lucca e Commissariato di Viareggio), coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Inchiesta che questa settimana ha portato a 5 arresti. In manette sono finiti: El Arbi El Fallah, 36 anni, cittadino marocchino, residente ad Azzano, considerato dagli inquirenti ai vertici della organizzazione; Aziz Ezzahi, 25 anni, cittadino marocchino, residente a Capezzano Pianore; Franco Giusti, 56 anni, pesciatino residente a Torre del Lago, ai domiciliari; Giuseppe La Marra, 28 anni, carrarino residente a Torre del Lago; Lorenzo Lazzarini, 36 anni, viareggino residente a Venezia ma domiciliato a Viareggio, anche lui ai domiciliari.

La pineta di Levante, a partire dalla zona prossima alla stazione di Torre del Lago era diventata - così la ricostruzione degli inquirenti - una vera e propria “piazza di spaccio”. Nella quale si muovevano gli spacciatori, insieme alle sentinelle, agli addetti ai rifornimenti ed a tutte le attività necessarie, agli “autisti” .

A dirigere l’esercito della pineta - così la ricostruzione degli inquirenti che si sono avvalsi delle immagini delle telecamere piazzare e delle intercettazioni telefoniche lungo due anni di indagini su un terreno difficilissimo - sarebbe stati El Arbi El Fallah, soprannominato “Alessandro” o “Ale” ed Aziz Ezzahi, detto “Bimbo”. In particolare il primo viene considerato colui che ha dato vita al “mercato” dello stupefacente in pineta di Levante. Mettendo su un gruppo che per gli inquirenti non è solo organizzato, ma composto di persone pericolose che - così l’impianto accusatorio della Dda, accolto dal Gip del Tribunale di Firenze, Fabio Frangini - agivano considerando la pineta nel Parco naturale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli come “cosa propria”. Con tanto di armi a disposizione ed atti di violenza verso gli intrusi, chiunque fossero.

Capi di un esercito - i due stranieri - capaci di arruolare italiani che nell’organizzazione erano destinati anche ad una certa carriera. A partire da Giusti che avrebbe venduto e consegnato stupefacente, ma anche provveduto a tutto ciò che era necessario per occultare la droga, con compiti inoltre di vedetta e procacciatore di bevande e cibi. Compito, quest’ultimo, che sarebbe stato affidato anche a Lazzarini, mentre il ruolo originario di La Marra sarebbe stato di autista per l’esercito degli spacciatori. —

D.F.

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di Redazione web