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Dopo il crollo del tetto chiusi parco giochi e cortile della Bibolotti

Luca Basile
Dopo il crollo del tetto chiusi parco giochi e cortile della Bibolotti

La decisione del Comune per scongiurare pericoli per i bimbi  Forse sarà anticipata la demolizione del plesso di via Catalani

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Luca Basile

PIETRASANTA. Un anno fa il primo grido di allarme a firma di un cittadino: «Guardate che quel tetto è a rischio». Missiva, inoltrata al Comune, che domenica scorsa ha visto nei fatti la sua amara e puntuale conferma: una parte sostanziale del tetto dell’ex scuola di via Catalani a Tonfano è infatti crollata sotto il peso dell’incuria, degli anni, del maltempo, dell’indifferenza. Nessun danno alle persone, fortunatamente, ma il rischio che va di pari passo con il degrado è talmente evidente da obbligare il Comune a chiudere subito una parte sia del parco giochi confinante con l’edificio che del cortile dell’attigua scuola Bibolotti.

«Nella giornata di ieri, insieme a un tecnico del Comune, abbiamo fatto un sopralluogo: nell’attesa di avere un quadro più esaustivo sulle criticità dell’edificio e sul rischio di eventuali e ulteriori cedimenti del tetto, abbiamo deciso di vietare l’utilizzo di una parte del parchetto vicino - fa sapere l’assessore Matteo Marcucci - con lo spostamento delle panchine e di alcuni giochi e ancora di arretrare il perimetro a disposizione del cortile della scuola Bibolotti. Sono misure precauzionali obbligate perché al momento non conosciamo con esattezza, alla luce del crollo di parte del tetto, la situazione della struttura che va messa assolutamente in sicurezza. La prossima estate partiranno i lavori di realizzazione del polo scolastico unico della Marina - costo 6 milioni di euro - che prevedono proprio la demolizione dell’ex scuola di via Catalani. Va capito se possiamo aspettare o dobbiamo anticipare la demolizione».

Nel febbraio 2020 il consigliere comunale del Pd Nicola Conti con un’interrogazione consiliare aveva evidenziato i rischi strutturali ottenendo in risposta formali rassicurazioni. Questo per dire che la problematica era conosciuta, eccome, a palazzo. E allora perché aspettare? Perché non intervenire con una capillare messa in sicurezza per evitare un crollo che mortifica una comunità - parliamo di un plesso in stato di abbandono dove sono cresciute generazioni di marinelli - mettendo potenzialmente a rischio l’incolumità di chi frequenta gli spazi ludici confinanti con la scuola? —

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