Gioco
Il volontariato piange Paola Pellegrinetti, l’infermiera che aveva votato la vita all’Africa
Nel 1993 aveva fondato un ospedale in Rwanda e neppure le malattie l’hanno mai fermata
camaiore
Sembra di sentirla, viva nel ricordo di chi ha conosciuto Paola Pellegrinetti, infermiera del Pronto soccorso dell’ospedale Versilia che - nel 1993 - aveva aperto un ospedale in Rwanda: «Lo vedi? Questa è la vera comunione» spiega Paola mentre, scesa da una jeep carica di panini li distribuisce ai bambini che le si affollano intorno. La “provocazione”, nel suo stile, è per l’amica e collega Sara Franchino che è con lei in Africa. Ed è Sara a rendercela viva, nel giorno del lutto per la scomparsa di Paola, 64 anni, gli ultimi dieci anni trascorsi a combattere contro una malattia rara che alla fine ha avuto la meglio.
«Mi si affollano i ricordi, gli episodi. È impossibile dimenticare quello che è stata Paola e le esperienze vissute con lei». Al fianco dei bambini denutriti, «molti dei quali, salvati da lei e dal suo ospedale, ho avuto modi di conoscere diventati grandi. E tra questi tante ragazze che oggi sono infermiere grazie a quello che Paola ha insegnato loro». Una storia per tutte, quella di Niguse: «Quando arrivò in ospedale», ricorda Sara, «era allo stremo, tutta gonfia per il deficit da proteine. Sembrava spacciata. E voleva stare in braccio solo a Paola». Il problema, però, era riuscire a nutrirla, goccia dopo goccia. «Non c’era modo. Poi Paola, con la mano che aveva libera, ha lanciato una pallina da tennis contro un muro. E si è accorta che Niguse si distraeva. Da lì, ad ogni lancio, era possibile fare assumere un goccia di latte alla bambina. Che è diventata grande».
Pallina da tennis che non era un oggetto estraneo alla vita di Paola. «Era sportivissima», ricorda la collega: «Aveva giocato a tennis e l’aveva anche insegnato». E non solo. Perché Pellegrinetti, nel 1994, in Bulgaria, ha vinto il titolo di campionessa mondiale di pesca a squadre, successo replicato poi nel 1996 in Ungheria. I premi, importanti, in denaro erano stati la base economica per la costruzione dell’ospedale in Rwanda, come raccontava lei stessa in una lunga intervista al Tirreno, nell’ottobre 2009.
Nel 1993 l’infermiera camaiorese, insieme alla professoressa francese Nadine Donnet, ha messo a punto una strategia “integrata” per prevenire la malnutrizione infantile. Ed è nata l’esperienza di “Nutripa”.
«Il suo sogna era quello di morire in Africa», ricorda un’altra collega, Eva Canali. In quel Rwanda dove Paola era stata anche all’epoca del genocidio. Ed al quale ha destinato ogni risorsa economica che aveva.
Dal 2008 il progetto di Pellegrinetti in Rwanda poteva contare anche sul sostegno della Fondazione Cristian Larini. E da luglio 2009 era stato avviato il “Progetto Sole” per garantire, spiegava lei stessa, «sostegno ed aiuto sanitario ai bambini malnutriti-sieropositivi. Un altro progetto avviato sempre in un contesto difficile, dove si è costretti a lavorare con il nulla, ostacolati dalla mancanza di mezzi e di fondi».
In Rwanda, Paola «era diventata autodidatta per tutto quello che era l’assistenza sanitaria pediatrica. Aveva imparato tutto sul campo», ricorda commossa Sara Franchino.
La vita non è stata tenera con l’infermiera della quale la collega Eva racconta «era una roccia». Una tubercolosi da giovanissima, appena sposata, poi la malaria contratta in Africa, ed i ricoveri in rianimazione dai quali è sempre rinata. «Una persona così la si incontra una sola volta nella vita», sottolinea l’amica Sara. Che l’ha assistita nell’ultimo periodo di ricovero in ospedale: «Vicino a lei, anche a casa, per tutte le incombenze quotidiane c’è stata la sua vicina di casa, Gemma, una persona meravigliosa».
L’ultimo saluto a Paola Pellegrinetti è fissato per oggi alle 14, nella chiesa della Collegiata, a Camaiore. Il funerale è a cura di Matteo Ratti per conto della Misericordia di Camaiore.
La famiglia ha chiesto non fiori, ma un contributo all'associazione Nutripa ed alla Fondazione Cristian Larini di cui Paola era una importante e preziosa rappresentante. Il fratello Piero Pellegrinetti, che Paola lascia unitamente al nipote Daniele, ringrazia il personale sanitario dell'ospedale Versilia «per la cura e la professionalità dimostrata in occasione della degenza della sorella». —
(ha collaborato Roy Lepore)
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