Gioco
SE NE VA IL POETA DELLA CARTAPESTA
Poesia, magia e colore. Erano questi, forse più di tutti gli altri, i tratti distintivi dei carri di Franco Malfatti. Li aveva ereditati dal grande Sergio Baroni, di cui era sempre stato orgogliosamente l’allievo prediletto. Ma, con uno stile tutto suo, era riuscito a dare a questi ingredienti – che poi sono la materia prima del Carnevale – un sapore di modernità e contemporaneità che gli hanno permesso di imboccare una strada tutta sua. Sì, perché mentre i carri “alla Baroni” erano un inno inarrivabile alla fantasia e alla spensieratezza, soprattutto negli ultimi anni Franco Malfatti aveva saputo abbinare a soggetti che toccavano le corde del cuore e dell’anima anche i temi dell’impegno e della passione civile. E così – sia pure con risultati non sempre fortunati – era riuscito a parlare con leggerezza di argomenti scomodi come la violenza sui bambini o la tragedia dei migranti. Il suo capolavoro, da questo punto di vista, è stato «Non ti scordar di me» (anno 2013) dedicato al dramma delle carceri, capace di far commuovere in diretta televisiva sulla Rai una Emanuela Arcuri negli inediti panni di commentatrice. Una costruzione emozionante come poche, ma che fu letteralmente bastonata dalla giuria (penultimo posto).
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Non fu così, fortunatamente, cinque anni prima. Quando, con «Sortilegio», seppe incantare il pubblico - e stavolta anche le giurie - conquistando il suo secondo, meritatissimo primo premio in prima categoria (la prima volta fu nel 2001 con «Rovine d’Italia»). Quell’anno Franco Malfatti si superò in un mix di colori, effetti speciali, luci e, appunto, magia. Un carro che - aprendosi, chiudendosi e cambiando ogni volta il personaggio principale (prima un pagliaccio, poi un teschio) - lasciò tutti senza parole. Un po’ come oggi, di fronte alla notizia della sua improvvisa scomparsa. L’ultimo sortilegio di cui, però, avremmo voluto fare a meno. Ciao Franco... —
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