Il Tirreno

Versilia

La cultura ai tempi del coronavirus «Ma la pandemia non ci sconfiggerà»

Adolfo lippi
La cultura ai tempi del coronavirus «Ma la pandemia non ci sconfiggerà»

Libri, pittura, iniziative in streaming: così intellettuali e addetti ai lavori versiliesi combattono il Covid-19

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Adolfo lippi

La cultura “ai tempi del colera”. Parafrasando Gabriel Garcia Marquez che scrisse il famoso libro dell'amore ai tempi della pestilenza, adesso, con il Covid che impera, coi teatri, il cinema, le biblioteche, i luoghi di accadimento, le gallerie chiuse, cosa ne paga la cultura? Cosa ne pagano i giovani? Come riusciranno a superare i danni in Versilia?

Abbiamo sentito molti protagonisti della cultura e dello spettacolo. Ne raggruppo i pareri. Per lasciare un segno allo sforzo di sopravvivenza. Per Tiziano Lera, architetto e pittore, anche la natura, il paesaggio soffrono il periodo. Dice: «Non si riesce più ad avere un dialogo con le istruzioni. Non si progetta alla grande. Piccole quotidiane incursioni rovinano il territorio. Spariscono gli angoli di bellezza. A Forte dei Marmi vi era un edicolante, Petroni, che vendeva cartoline stupende su scorci di Paese, adesso non si fanno più le cartoline perché non vi sono più luoghi da rivedere. Con il Covid non dialoghi più con nessuno».

Dice l'ingegner Antonio Dalle Mura, presidente di Italia Nostra: «Il periodo, però, ci costringe ad approfondire particolari temi. Dobbiamo leggere. Io sto leggendo “Enea lo straniero” sul tema dell'accoglienza. Abbiamo più tempo a disposizione per trovare nuove vie d'uscita. Non ci lasciamo stravolgere».

Per Fabrizio Tosi, proprietario della libreria La Vela: «È proprio la cultura che impedisce al Covid di trovarci imbelli, incapaci di allontanare gli intrusi dalle nostre emozioni come ha scritto De André. Pensateci, se comprate online il vostro desiderio è tracciato. La rete e la televisione a pagamento supportano, ma quanta pubblicità ci tocca digerire! Ribelliamoci almeno a questo. Nessuno paga un'inserzione pubblicitaria in un libro di Tolstoj, di Pasolini, di Camus. Se le librerie del comune sono aperte, significa che ci potete andare e lì scegliere con la vostra testa».

Dice Giampaolo Simi, scrittore e sceneggiatore: «Occorre alleviare la solitudine. Manca il contatto umano, non si fanno riunioni con gli editori e altri autori. Certo vi sono i computer. Una volta vi era solo il telefono, che tra l'altro costava caro. Per comunicare dovevi stare otto ore alla cornetta, il conto era salato. Almeno ora la comunicazione è a portata di mano».

Aggiunge Adriano Giusti, scrittore e docente universitario:«Il Covid porta cambiamenti. Siamo stimolati a inventare nuove tecnologie. Io insegno agli studenti da “remoto”, la cultura deve innovarsi, la multimedialità è uno strumento prezioso con tante nuove possibilità. Eppoi bisogna leggere, pensare, scrivere, meditare, creare».

Anche Marialina Marcucci, manager e presidente della Fondazione Carnevale, è attivissima. «Bisogna stare come un aereo sulla pista di decollo, pronti a nuovi viaggi. Al Carnevale stiamo lavorando per organizzare il concerto di Natale in streaming dal teatro comunale di Pietrasanta. Stiamo preparando un libro fotografico sugli eventi che si svolti al caffè. E sicuramente a primavera riapriremo il caffè con nuovi personaggi e tante sorprese. Il Covid non ci abbatte!».

E i creativi? Come trascorrono il tempo? Cosa pensano dell'attuale situazione di disagio?

L'attrice Elisabetta Salvatori, autrice di notissime pièces teatrali su personaggi come Ligabue e Chiara di Assisi: «Questo è un periodo che salva la creatività. Io sto in casa e scrivo nuovi soggetti. Non amo che possa lavorare in streaming, perché il nostro mestiere ha bisogno di contatti fisici. Rifacciamoci a Boccaccio ai tempi della peste: troviamo spazi dove venti, trenta persone possano fare rappresentazioni e cultura».

L'attore e regista Andrea Buscemi dice: «Io sono ipocondriaco. Temo a uscire. Certo che è impoverimento generale. La cultura si fa coi soldi e i soldi mancano. Chi aiuta il teatro? Si legge, si scrive, ma gli attori devono rappresentare e ne siamo impediti».

La gallerista Flora Bigai che gestisce una delle più importanti e note gallerie di Pietrasanta aggiunge: «Possiamo lavorare online, ma in questo periodo nessuno acquista. Noi galleristi non abbiamo finanziamenti e possiamo solo progettare la prossima primavera. Adesso né mostre né incontri. L'arte ne soffre».

Quale tempo per gli artisti? Dice il pittore Lorenzo D'Andrea: «Il Covid spinge alla creatività. Io dipingo soggetti con la mascherina. Purtroppo ci sono impedite le relazioni. Niente mostre, niente occasioni d'incontro. La cultura è notevolmente danneggiata».

Gli fa eco Dino La Bianca, pittore: «Il mercato è finito. Nessuno ha la testa per comprare quadri. Io sto alla larga dal virus. Dipingo semmai quadri ottimisti, allegri. Stando chiusi in casa si lavora moltissimo, ma l'arte richiede anche il rapporto con gli altri. Dobbiamo tornare a vederci presto».

Angelo Dionigi Fornaciari, pittore, aggiunge: «Il virus costringe e conduce all'introspezione. Abbiamo tempo per scavare in noi stessi. Carichiamo le batterie. Non è vero che il mercato è finito, il mercato ci cerca. Io sto trovando nuovi paesaggi. Il paesaggio versiliese ancora ci incanta e fa produrre».

Ma i grandi eventi? Gli spettacoli d'insieme? Franco Moretti direttore del Pucciniano dice: «Ho molta preoccupazione, però non stiamo fermi. Prepariamo con slancio la prossima stagione. Il virus ha provocato e provoca danni ad un'intera generazione, ma a giorni annunceremo nuovi progetti e la nuova stagione. La musica è vita».

Massimo Mazzolini, conduttore televisivo e giornalista: «Se non possiamo andare ai concerti, almeno leggiamo. Sto leggendo una bellissima storia del Festival di Sanremo. Quanti artisti! Quante star e risorse! Su Rai 5 ho potuto vedere una “Tosca” fantastica. Ecco, trascorriamo il tempo trovando nuovi strumenti di cultura».

Conclude Riccardo Mazzoni, scrittore e ideatore di eventi sull'identità viareggina: «Ho due figli giovanissimi che nonostante il periodo riescono ad attivare cultura con le tecnologie. Ho dovuto smettere di portare il pubblico a scoprire le bellezze della città, ma torneremo sui luoghi. La cultura non si spegne. Concerti e teatri uniscono di più, ma avendoli aboliti si trovano, si devono trovare, altre occasioni. Fondamentale è stare attivi».

Così la “cultura ai tempi del nuovo colera” la blocchi in alcuni punti, risbocca da altri. È sempre stato così. Sempre così sarà. I versiliesi sanno bene come la cultura fa turismo e il turismo è la nostra principale industria. Il Carnevale, Puccini, la Versiliana, le gallerie d'arte, gli spazi concerto, sono le nostre aziende. Così come i meravigliosi tramonti sul lungomare. Teniamone conto, devono sopravvivere. —



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di Redazione web