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Versilia

Ora alla Caritas bussano più italiani che stranieri

Ora alla Caritas bussano più italiani che stranieri

Per la prima volta nel 2019 hanno superato gli immigrati Il vescovo Giulietti: «Una fragilità strutturale allarmante»

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lucca

È sempre un rapporto pesante, ma quello presentato quest’anno, con il bilancio del 2019 e, soprattutto, con quello dei primi 6 mesi del 2020, lo è decisamente ancor di più. Il covid ha colpito e sta colpendo duro, sotto il profilo sanitario certo, ma anche sotto il profilo economico. È quanto emerge dai dossier 2019 e 2020 della Caritas diocesana presentati ieri.

«Come in ogni evento catastrofico, e questo virus è a tutti gli effetti una catastrofe naturale – ha commentato in apertura di incontro il vescovo di Lucca Paolo Giulietti – il prezzo più alto lo pagano le fasce più deboli della popolazione, una situazione che evidenzia una fragilità strutturale allarmante».

E in questo quadro allarmante la Caritas c’è stata, e non si è trattato solo di continuare ad aiutare chi aveva bisogno (che già è un compito pesante), ma di farlo anche in mezzo alle difficoltà pratiche legate all’emergenza sanitaria e, soprattutto, per soddisfare necessità che si sono moltiplicate, proprio a causa di questa pandemia, che ha creato tanti nuovi poveri: «Nei primi sei mesi del 2020 – ha esordito la direttrice della Caritas Donatella Turri – il numero di accessi ai nostri centri ascolto è aumentato del 30% rispetto allo stesso periodo del 2019 (quando già c’era stata una crescita rispetto all’anno prima), e si tratta di un dato, non va dimenticato, che è sottostimato (a causa della pressione cui erano sottoposti i volontari, che non sempre avevano tempo per occuparsi anche di curare gli aspetti statistici ndr). Si tratta di oltre 900 persone, con circa 450 che sono nuovi contatti, persone che non si erano mai presentate prima. Sono i nuovissimi poveri, appartenenti a quella “fascia grigia” di persone che galleggiano con difficoltà».

E molti, anzi la maggior parte, sono italiani: «Per la prima volta tra chi si rivolge alla Caritas la componente italiana – prosegue Turri – ha superato quella migrante. Per lo più si tratta di giovani, poco titolate dal punto di vista lavorativo. Ci sono molte partite Iva, precari e poi questa pandemia ha fatto emergere il peso del lavoro sommerso».

Il Dossier 2020 (intitolato “Vicinissimi a portata di mano”) si compone di quattro capitoli: nel primo capitolo vengono presentati i dati raccolti dai centri di ascolto nel 2019, integrati con quelli raccolti nel primo semestre del 2020. Nel secondo capitolo, ci sono alcune informazioni sul vissuto degli operatori volontari che hanno prestato la loro opera in prima linea durante gli ultimi difficili mesi. Poi vi sono due capitoli, con considerazioni sul ruolo della solidarietà diffusa e delle strategie presenti di contrasto alla povertà, con un focus sul “Fondo RiUscire”, e alcune riflessioni sugli scenari possibili dei prossimi mesi.

Guardando ai dati raccolti nei centri di ascolto nel 2019 spicca un significativo aumento di richieste di aiuto rispetto all’anno precedente: le persone accolte sono state 1.904, contro le 1.653 del 2018, con un abbassamento dell’età di chi vi si rivolge: il 68,61% delle persone ha meno di 44 anni (contro il 41,13% del 2018). La grande maggioranza delle richieste di aiuto arrivate nel 2019 provenivano da contesti familiari composti da una coppia di adulti in età lavorativa con figli piccoli, oppure da famiglie monogenitoriali. Situazione che appare valida sia per gli italiani, sia per gli stranieri. E questo si traduce i minori che soffrono la povertà, con tutto ciò che può comportare esigenze di natura sanitaria.

Ma se i dati del 2019 sono allarmanti, ancora di più lo sono quelli di questo inizio 2020, come era purtroppo prevedibile. Dati sottostimati si è detto, ma lo stesso si registra un aumento anche superiore al 100% nei servizi più facilmente monitorabili come quelli di risposta alla marginalità estrema e ai bisogni primari (mense e distribuzione alimentare), che sono del resto gli unici servizi rimasti aperti in maniera continuativa durante il lockdown (ad esempio mense e centri distribuzione alimentare) ed è prevedibile che almeno una parte di queste persone continueranno a rivolgersi ai Centri di Ascolto e ai servizi Caritas nel secondo semestre 2020. Come detto per il primo anno si assiste al sorpasso della presenza italiana (50,9%) rispetto a quella straniera (49.1%). Un dato interessante riguarda il fronte lavorativo. Oltre a una forte presenza di persone disoccupate, cresce il numero di persone che dichiarano di avere un’occupazione. Le domande di aiuto sono fortemente concentrate, ancora più che nel passato, sul disagio economico grave (73,3%) e sulle richieste di aiuto nella ricerca del lavoro.

Ma in questo quadro triste uno spiraglio di luce c’è, ed è rappresentato da loro, i volontari: ai 400 già attivi, durante la fase del lockdown se ne sono aggiunti circa 240, di cui circa 20 scout, che hanno supplito alle difficoltà incontrate dalla metà circa dei volontari parrocchiali, per i limiti dell’età. —

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