Gioco
I familiari: «Fateci seguire l’udienza di Cassazione»
Lettera aperta a Ministro della giustizia, Regione, Provincia, sindaco: «Siamo sempre stati in aula. Dateci almeno la possibilità on line»
viareggio
Questa volta non potranno in essere in aula, per il processo di terzo grado, quello in cassazione, che dirà la parola definitiva sulle responsabilità nel disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009 e 32 vittime innocenti. Così i familiari delle vittime, riuniti nell’associazione “Il Mondo che vorrei”, presieduta da Marco Piagentini, hanno diffuso una lettera aperta destinata a ministro della giustizia, presidente della Regione Toscana, presidente della Provincia di Lucca e sindaco di Viareggio. «Non si può mai ricominciare. Non si può ricominciare perché prima dobbiamo seppellire quelle bare bianche, non si può ricominciare perché poi devono essere superate le proprie menomazioni fisiche date dal fuoco, non si può ricominciare perché si devono aspettare gli indagati, non si può ricominciare perché c’è l’incidente probatorio, non si può ricominciare perché c’è l’udienza preliminare, non si può ricominciare perché c’è il dibattimento di primo grado, non si può ricominciare perché c’è l’Appello, non si può ricominciare perché si deve aspettare la Cassazione… e per cosa? Noi non possiamo mai ricominciare, noi siamo stati puniti a vita! È così che ci sentiamo, è così che abbiamo affrontato ogni volta, con dignità e rispetto, le oltre 150 udienze dei due gradi di giudizio. Ma almeno eravamo presenti. E vorremmo continuare ad esserci con la stessa dignità».
Undici anni in cerca della verità sulla strada di Viareggio e su una giustizia che non lenisce il dolore ma indica la strada affinché non accada mai più. Ed allora, scrivono i familiari di chi il fuoco di quella maledetta notte si è portato via, «adesso tocca a voi dimostrare rispetto e dignità. Adesso tocca a voi. Perché noi familiari delle vittime della strage del 29 giugno 2009 a Viareggio non abbiamo altro, già… le Istituzioni. Istituzioni che spesso hanno deluso, mancato e a volte girato le spalle a tanti di noi. Ora le richiamiamo al proprio dovere. Le richiamiamo ad uno sforzo di comprensione, di dignità, di verità e di rispetto verso i propri cittadini. Sappiamo bene quanto questo periodo sia difficile per tutti: ma non impediteci di poter essere presenti davanti alla Corte di Cassazione e di poter seguire via web quello che verrà discusso in quell’aula, non privateci della dignità di esserci. Vorremmo ricordare che in quell’aula, in quei giorni, tutto sarà detto e tutto esisterà perché 32 persone, 11 anni fa sono state bruciate vive…e loro non potranno mai più ricominciare».
Per undici, lunghissimi anni, il Sistema giustizia si è fatta carico di quelle sedie vuote con 32 magliette poggiate sopra e con la presenza di chi quei volti stampati amerà per sempre. A tutto ciò va reso onore. —
d.f.
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