Il Tirreno

Versilia

Bergamini, l’uomo delle mille e una notizia di Viareggio

Paolo Fornaciari
Francesco Bergamini, lo storico di Viareggio
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Francesco Bergamini, lo storico di Viareggio

Sedici anni fa la scomparsa del fondatore del Centro documentario storico. Tante le opere lasciate in eredità alla città. E in questi giorni è uscita la ristampa proprio de "Le mille e una notizia di vita viareggina", il suo capolavoro

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La storia di Viareggio non è tessuta di battaglie, di conquiste, di prepotenze di re o di principi, non è fatta di saccheggi e di congiure, ma è una storia di uomini dalle origini semplici, che hanno saputo con il loro duro lavoro e con l'ingegno dei disperati, trasformare una landa paludosa e malarica, battuta dal vento di libeccio e dai rigori della tramontana, in una città ridente, laboriosa e nota in tutto il mondo. Questo percorso storico è lungo pochi secoli, dal piccolo borgo sorto all’ombra della cinquecentesca Torre Matilde, attraverso gli anni in cui, per le avverse condizioni ambientali, Viareggio era la “terra del diavolo” giunge, dopo la bonifica prevista dal progetto dell’ingegnere veneto Bernardino Zendrini, all’Ottocento, quando nel 1820 Maria Luisa di Borbone, Duchessa di Lucca decise che quel piccolo paese di poco più di 3000 abitanti diventasse una Città.

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La ricorrenza dei duecento anni di Viareggio Città ha offerto l’occasione per ricordare, in breve e senza un filo conduttore, momenti e personaggi che hanno avuto un ruolo importante in questi due ultimi secoli della storia di Viareggio, fra quelli trattati: Lorenzo Viani, Percy Bysshe Shelley, le “giornate rosse", la “sfida di Piazza Grande”, l'incendio degli hangar del carnevale. Ma non si può non ricordare che se oggi possiamo raccontare questa storia il merito, oltre a quanti hanno contribuito a lasciare il segno della testimonianza delle fatiche e dei sacrifici sopportati dai nostri avi per trasformare il piccolo borgo di Viareggio sperduto sulla spiaggia in una splendida città, va riconosciuto a Francesco Bergamini di cui a dicembre ricorre il sedicesimo anno della sua scomparsa.

Bergamini, dipendente del Comune di Viareggio, negli anni ’50 dopo aver ideato ed organizzato l'Ufficio Relazione Pubbliche, anticipando le funzioni e le attività d’informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni, si impegnò nel recupero e nella valorizzazione dei documenti dell'archivio comunale, che allora giacevano quasi abbandonati. Fu un lavoro lungo e difficile, il “corpus”dell’archivio era conservato alla rinfusa in alcune stanze che avevano più l’aspetto di ricettacoli di carta straccia che di locali attrezzati per collocare in maniera adeguata quel prezioso materiale storico. Bergamini ha scritto: «Iniziai il lavoro esaminando attentamente ogni singolo registro, ogni singola filza, e spesso, ogni singolo documento, compilando per ognuno di essi la relativa scheda».

Il lavoro di riordinamento richiese alcuni anni, ma alla fine, pur constatando che nel tempo l’archivio aveva subito consistenti perdite, alcune dovute alle vicende della seconda guerra mondiale, altre al deterioramento dei documenti a causa della loro inadeguata conservazione, tutto il materiale fu riunito in un’unica sede ed organizzato archivisticamente.

Alla fine tutta quell’ingente mole di materiali, vecchi registri e numerose filze di documenti prodotti dalle magistrature che avevano avuto nel tempo competenza amministrativa sul territorio di Viareggio a partire dal XVII secolo, costituì il “corpus” dell’archivio comunale, con particolare interesse per la sezione preunitaria.

La grande mole di quelle che fino ad allora erano state vecchie e polverose carte, nelle sapienti mani di Francesco Bergamini diventò l’insostituibile “fonte storica” dove era racchiusa la memoria della città, una preziosa miniera di notizie e di informazioni, ancora inesplorate, che servì per ricostruire e raccontare la storia di Viareggio.

Prima dell’intervento di Francesco Bergamini la storia di Viareggio era stata raccontata da Giuseppe Genovali, in “Memorie di storia viareggina dal 1040 al 1624”, pubblicato nel 1885, poi da Francesco Lenci, prima con “Viareggio dal 1820 al 1920”, edito nel 1920, in occasione del primo centenario dell’elevazione di Viareggio a rango di Città, e poi con “Viareggio dalle origini ai giorni nostri”, dato alle stampe nel 1941.

Bergamini, oltre ad archivista, fu anche il primo “storico” cittadino, anche se egli non amava la definizione di “storico”, ma preferiva essere considerato un “semplice” cultore di memorie locali. Negli anni diede vita a molte iniziative editoriali: la serie "Viareggio e la sua storia”, con il contributo di Marco Palmerini e articolata in sei volumi monografici che hanno raccontato la storia della città dalle origini agli inizi dell'Ottocento; la rivista di storia e costume "Viareggio ieri", raccogliendo intorno all'iniziativa importanti protagonisti della cultura di Viareggio e della Versilia (Mario Tobino, Silvio Micheli, Leone Sbrana, Adolfo Lippi, Carlo Alberto Di Grazia Enrico Tomei, Franco Signorini ed altri ancora). La rivista, che vide la luce nel 1964, contribuì al recupero dell’immagine della Viareggio di ieri grazie alla disponibilità degli eredi del cavalier Giuseppe Magrini, un pioniere della fotografia che fra la fine dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento aveva immortalato in migliaia di scatti momenti di vita e di lavoro, personaggi illustri e testimonianze artistiche ed architettoniche della città.

Poi fu la volta di "A Viareggio con il treno dei ricordi"; "Viareggio racconta..." e “Viareggio racconta ancora”; "Antifascismo e Resistenza in Versilia" quest’ultimo insieme all’amico Giuliano Bimbi; inoltre numerosi articoli sulle pagine di questo quotidiano, già da quando la testata era "Il Telegrafo", e per ultimo "Le mille e una notizia di vita viareggina", una preziosa raccolta di notizie che documentano la storia di Viareggio dal 1169 al 1940, un volume insostituibile da tempo non più disponibile e che proprio quest’anno è stato ristampato dalla Pezzini Editore ed è nuovamente in libreria.

Bergamini, in questa preziosa ed insostituibile opera di valorizzazione e di diffusione della storia di Viareggio, si è distinto anche per una grande disponibilità e generosità intellettuale, fornendo a quanti si avvicinavano allo studio della storia della città, piena collaborazione, spunti e materiali inediti.

Mario Tobino, a cui era legato da fraterna amicizia e con il quale condivideva l'amore per la storia di Viareggio, gli ha dedicato un'illuminante citazione nel capitolo "Come faremo a dire tutto" del suo romanzo "Sulla spiaggia e di là dal molo", scrivendo: «...e il Bergamini che per primo ci disse il nerbo delle storie marine...».

Oggi, a distanza di sedici anni dalla sua scomparsa, ricordiamo il valore della sua opera, il suo stile di vita e la sua generosità e percepiamo il vuoto che ha lasciato la sua mancanza. —




 

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di Redazione web