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Violenza contro le donne in 110 partecipano alla catena umana online
La voce di Elodie, 16 anni: «Ho chiesto di parlarne a scuola e la prof ha detto “prima o poi lo faremo”. Ma è questo il problema: rimandiamo»
viareggio
Centodieci iscrizioni, associazioni, istituzioni, singoli individui che non hanno voluto mancare l’appuntamento con la catena umana - diventata virtuale ai tempi del virus - lanciata dalla Casa delle donne di Viareggio nella giornata internazionale contro la violenza di genere. E la voce della più giovane tra gli intervenuti, quasi a fine della lunga maratona, riassume - con l’essenzialità che si ha solo a 16 anni - il senso della pandemia nascosta che l’Italia vive sul fronte della violenza contro le donne. «In classe questa mattina (ieri per chi legge, ndr) è successa una cosa molto toccante», racconta Elodie Moretti: «Non abbiamo mai parlato della giornata del 25 novembre e così, all’ultima ora, l’ho detto alla professoressa. La quale ha risposto che ne avremmo parlato prima o poi. Ma non c’è più tempo. Fondamentale è parlarne non “prima o poi”, ma adesso».
Perché è adesso che le donne vengono uccise anche in una giornata come quella del 26 novembre, è adesso che continuano ad avere meno diritti degli uomini anche a parità di ruoli lavorativi, è adesso che continuano a sentire commentare “se l’è cercata”. Come ha ricordato, con parole forti, Laura Del Mancino, avvocato e presidente della associazione che gestisce il Centro anti violenza di Massa: «Le donne non vengono credute. Per questo deve cambiare il punto di vista, bisogna ascoltare le donne che raccontano la loro storia con un altro orecchio. Ed è necessario che il legislatore si concentri di più sulla prevenzione per fare emergere tutto il sommerso. Tutti noi, uomini e donne, dobbiamo fare meglio».
Parole analoghe a quelle utilizzate, nell’introdurre l’iniziativa, da Ersilia Raffaelli, presidente della Casa delle donne di Viareggio: «Il 25 novembre non è una giornata rituale. E durante l’anno dobbiamo fare di più».
Tra gli interventi, tanti quelli di donne giovani impegnate a diverso livello in Versilia che si sono concentrate sul le modalità e sul linguaggio con il quale le violenze sulle donne vengono raccontate dai mezzi di informazione. Di un «cambiamento della modalità descrittiva di tanti fatti di cronaca nera», ha parlato Serena Sechi, delegata della Conferenza donne democratica della Versilia. «Comunicazione mediatica», ha sottolineato Sechi, «che si discosti dalla colpevolizzazione delle donne vittime di reato e che dica no a qualsiasi giustificazione del carnefice».
Da Massarosa le voci di Elisabetta Puccinelli, assessore alle Pari opportunità, Serena Puosi, per l’associazione Spazio libero Massarosa e Simona Barsotti, oggi componente della Commissione Pari opportunità e membro del Pd Massarosa e Deborah Bacci, presidente della commissione Pari opportunità Massarosa. «Abbiamo protocollato in Municipio la richiesta di installazione di una panchina rossa a Massarosa», ha ricordato Puosi, «simbolo concreto di attenzione e sensibilizzazione ad un tema ancora troppo sottovalutato. È una iniziativa senza spese per il Comune, perché la regaliamo. L’amministrazione dica dove potrà essere installata».
Due le vice sindaco presenti: Federica Maineri, per Viareggio, ed Elisa Bartoli, per Pietrasanta. A Maineri, in quota Partito democratico, che si è espressa mettendo l’accento sul «ruolo fondamentale della Casa delle donne per le donne e tutta la comunità versiliese», Raffaelli ha rinviato dritta la “palla”: «A Viareggio speriamo di essere riconosciute nel lavoro che facciamo. Ci vogliono fatti, perché le parole non ci bastano». —
donatella francesconi
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