Il comparto florovivaistico è sull’orlo del baratro
Maffucci: «Quasi un milione di stelle di Natale rischiano di finire al macero un disastro che non riguarda solo le aziende ma molti lavoratori stagionali»
«Sarà un vero disastro, quasi un milione di stelle di Natale rischiano di andare al macero». È il grido allarme di Luca Maffucci titolare dell’azienda omonima, la principale produttrice di piante da fiore in vaso di tutto il territorio italiano. Come era successo durante il primo lockdown, centinaia di migliaia di piante rischiano di essere gettate perché invendute.
«Durante la prima fase, quindi nella primavera scorsa – conferma Maffucci – noi abbiamo buttato via milioni di piante e piantine, perché ovviamente erano pronte per essere messe sul mercato ma con il lockdown non le abbiamo potute vendere. E sui numeri non si può bleffare, perché tutte le piante che vengono distrutte devono essere certificate in quanto rifiuti speciali e vi assicuro che sia nella mia azienda che nelle altre del mio settore, siamo stati ripetutamente controllati dalla Guardia di Finanza per accertare che le piante fossero davvero andate al macero».
Natale è ormai alle porte, crede che qualche cosa si possa ancora recuperare?
«Bah, direi molto poco. Le stelle di Natale sono una tradizione di tutti gli italiani che le comprano sia per loro che per regalare, di solito cominciano ad acquistarle già agli inizi di dicembre. Ma quest’anno le chiusure lo stanno impedendo. Noi, ovviamente, non lavoriamo solamente con la Toscana ma in tutta Italia, e con le chiusure divise per regioni e la totale incertezza su chi sta aperto e quando, i clienti o non fanno gli ordini o li cancellano. Diventa davvero difficile anche fare programmi, alcune regioni sono totalmente chiuse, in altre i vivai sono chiusi durante il fine settimana, altre ancora hanno delle regole diverse. Insomma è un caos totale».
Sembra però che dal 3 dicembre quando scadranno termini dell’ultimo Dpcm potrebbe essere concessa qualche apertura che vi consentirà di tirare un piccolo respiro di sollievo, giusto?
«Ho il timore che servirà a ben poco. Tenete conto che nella sola Versilia si producono oltre cinque milioni di stelle di Natale e non credo certo che potranno essere tutte vendute. Inoltre questo tipo di piante o si vende prima o resta li perché molto difficilmente si vende dopo Natale, quindi si potranno recuperare soltanto delle briciole».
Il comparto florivivaistico è davvero sull’orlo del disastro economico?
«Un disastro che non si limita soltanto alle aziende, noi fra l’altro non abbiamo ricevuto nessuno aiuto in quanto non rientravamo nei parametri richiesti per alcuni aiuti di Stato, ma a questo si unisce anche una grande platea di lavoratori stagionali che siamo stati costretti a non assumere perché il lavoro è fermo. Credo che molte delle aziende del nostro settore non riusciranno a sopravvivere a questo nuovo lockdown. Abbiamo bisogno anche noi di ristori e ne abbiamo bisogno subito».
Va detto che per adesso da noi, i negozi di fiori e di giardinaggio sono aperti, quindi almeno in Versilia le meravigliose Stelle di Natale potranno essere presenti nelle nostre casa, ma la situazione è davvero critica per l’intero sistema agricolo sia della Versilia che di tutta l’Italia. —
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