Il Tirreno

Versilia

«Quei bidoni viola esposti fuori che ci marchiano come appestati»

melania carnevali

Lo sfogo di una malata di Covid per la raccolta dei rifiuti speciali «Giusto prendere precauzioni ma così la privacy viene violata» 

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la storia

A qualcuno, quei sacchetti viola esposti sulle strade, ricorderanno le croci rosse in vernice con cui, nel XVII secolo, venivano segnate le porte delle abitazioni visitate dalla peste bubbonica. O, peggio, i segni con cui, durante il fascismo e il nazismo, venivano marchiati negozi e case degli ebrei. Qui abita un appestato. Qui abita un ebreo. Qui abita un malato di covid. Perché, benché – sia chiaro – non ci sia alcuna intenzione da parte dei Comuni o dei delle ditte che si occupano della raccolta dei rifiuti di “marchiare” i malati covid, l’effetto sui contagiati è proprio questo. Si sentono umiliati, derubati della loro privacy.

A raccontarlo è una massarosese risultata positiva il 20 ottobre. Da oltre un mese è chiusa in casa con i sintomi che non se ne vanno. Dolori muscolari, emicrania, raffreddore. Come se non bastasse, da oltre mese, i suoi rifiuti finiscono tutti in un unico sacco viola speciale, diverso da quelli della differenziata, e da lì fuori in strada, sotto gli occhi di tutti. «L’altro giorno ho sentito dire – racconta la donna –: ah, vedi, qui c’è qualcuno con il covid. E lo avevano capito perché c’era il sacco fuori».

L’istituto superiore di sanità, sin dalla prima ondata, ha infatti realizzato una guida pratica per eliminare i rifiuti in questo periodo di emergenza sanitaria. In caso di quarantena per covid, i rifiuti non devono essere differenziati: vanno tutti (plastica, umido, vetro, carta...) chiusi dentro due o tre sacchetti resistenti. Gli animali domestici, inoltre, non devono accedere nel locale in cui sono presenti. Se invece non si è positivi, la raccolta differenziata può continuare come sempre, usando però l’accortezza, se si è raffreddati, di smaltire i fazzoletti di carta nella raccolta indifferenziata.

A Massarosa, come detto, i sacchetti per i rifiuti di utenti con covid sono viola e la ditta passa due volte alla settimana a ritirarli. «La prima volta – racconta la donna – mi hanno chiamata alle 8 dicendomi di metterli fuori: li hanno ritirati alle 15. E intanto tutti hanno potuto vedere che ho il covid».

In questa pandemia, dice, «c’è una nota molto stonata». Cioè: «I sacchi viola davanti all’abitazione di chi è stato contagiato. Questi sacchi mi sono stati consegnati, in quanto risultata positiva, sono di colore diverso rispetto al resto della popolazione, sono di un bel colore viola sgargiante. Trovo che sia giustissimo che lo smaltimento sia effettuato in maniera diversa ed adeguata e che l’operatore competente sia tutelato in toto per quanto riguarda la sua salute, tutto questo, però, non dovrebbe andare a scapito della tanto decantata privacy». Per controllare il referto del proprio tampone, fa notare la massarosese, «devo eseguire diversi passaggi, con codici di verifica, password e tanto altro, proprio per proteggere il dato sensibile della propria salute. E poi? Poi davanti la porta di casa il segnale inequivocabile che indica lo stato di salute del singolo cittadino. Questi sacchi sostano molte ore davanti casa, anche tutta la mattina e oltre. Ho letto che in altre parti d’Italia hanno adottato sistemi dove i rifiuti covid del singolo cittadino, vengono gestiti con discrezione e accortezza, senza mettere in evidenza con segnali inequivocabili. Tutto ciò è dare in pasto a personaggi discutibili, di dubbia moralità, che la mattina decidono come passatempo di fare una sorta di tour per i paesi, per scoprire i nuovi contagiati. Ma poi, una persona, avrà il sacrosanto diritto di farlo sapere o meno a suo piacimento? Invece no, persone e famiglie etichettate da sgargianti sacchi viola, perdendo, senza volontà di sorta, il diritto alla propria riservatezza». —

melania carnevali

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