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Perini Navi, la Fiom: «Esuberi inaccettabili»

donatella francesconi
Perini Navi, la Fiom: «Esuberi inaccettabili»

Braccini (segretario generale Toscana) e Rossi (provinciale) intervengono sul Piano industriale per il rilancio dell’azienda

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viareggio

Un Piano industriale quadriennale - quello presentato da Perini Navi al sindacato - «sicuramente ambizioso, ma di non semplice realizzazione vista la situazione in cui versa da tempo l'azienda», si legge nella nota a firma di Massimo Braccini, segretario generale della Fiom Cgil Toscana e Mauro Rossi, segretario generale della Fiom Cgil Lucca.

Perini Navi - oggi di proprietà interamente della società “Fenix” che fa capo alla famiglia Tabacchi - ha presentato al Tribunale di Lucca, nel maggio scorso, istanza di concordato in bianco. Per i 130 dipendenti della sede di Viareggio, a giugno, è scattata la cassa integrazione e l’attività del cantiere, al momento è ferma. Dopo mesi di trattative ed una clamorosa scomparsa dal campo delle trattative dell’ipotesi di una acquisizione della maggioranza della azioni Perini Navi da parte di Massimo Perotti con Sanlorenzo, sulla scena si è consolidato un accordo da 25 milioni di euro con il fondo Blue Skye che - a sua volta - ha fatto rientrare l’operazione Perini Navi nella joint venture con gli americani di Arena, finalizzata ad investire in opportunità di ristrutturazione aziendale e di turnaround del mid-market italiano.

Il Piano industriale presentato prevede la vendita del cantiere Perini Navi in Turchia, la fine della costruzione di barche a motore, la creazione di una apposita divisione dedicata all’attività di refit nel cantiere di La Spezia.

«Noi continuiamo a pensare», scrivono Braccini e Rossi, «che, vista l'entità e le caratteristiche della crisi aziendale, la soluzione migliore sarebbe stata la scelta di un partner industriale e non di un fondo di investimento. Non è ancora chiaro se alla fine si riuscirà a trovare l'accordo con tutti i fornitori, con gli armatori e con le banche. L'intervento economico del fondo Blue Skye ( circa 25 milioni di euro ) avverrebbe solo a seguito dell'omologa da parte del Tribunale e dovrebbe essere rimborsato entro i 4 anni previsti dal piano. Ci chiediamo con quali garanzie e con quale tasso di interesse».

Inoltre, continuano i due sindacalisti Fiom, «nel Piano si annuncia l'abbandono della costruzione di motor yachts, ma non sono chiari gli investimenti complessivamente previsti. Si sancisce la rinuncia alla realizzazione degli scafi, che si aggiunge alla già abbandonata produzione degli alberi, che hanno sempre contraddistinto le imbarcazioni Perini. Si tratterebbe in sostanza di un cambio drastico della produzione aziendale ed una ancora maggiore esternalizzazione di fasi produttive. Quando sarebbe invece necessario invertire la tendenza che vede un ricorso non più sostenibile al lavoro delle ditte appaltatrici».

Senza contare che - sottolineano Braccini e Rossi - «in questo ultimo periodo di incertezza e di fermo produttivo, l'azienda si è notevolmente ridimensionata: sono uscite circa 30 persone, spesso figure centrali della catena produttiva. Eppure, in questa situazione, si continua a parlare di esuberi anche se forse, in parte, gestiti attraverso ricollocazioni e riqualificazioni». Per cui, «a fronte dell'attuale drammatica situazione in cui versa l'azienda, che ha precise responsabilità gestionali, anche soltanto sentir parlare di riduzioni del costo del lavoro, con rinegoziazioni individuali dei contratti di lavoro, è per noi assolutamente inaccettabile ed offensivo per tutti i lavoratori». —

donatella francesconi

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