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Tutti i comandanti adesso sono a casa

gabriele noli
Tutti i comandanti adesso sono a casa

Dopo oltre tre mesi di navigazione è rientrato a Viareggio Leonardo Angeli, che guidava l’ultimo yacht ancora in mare

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VIAREGGIO

«Il mare unisce i Paesi che separa». Cita il poeta Alexander Pope, Leonardo Angeli, ultimo comandante a far ritorno a Viareggio – a inizio novembre - dopo oltre tre mesi di navigazione a bordo di uno yacht di proprietà di un armatore russo. Un’esperienza sui generis, data l’anomalia delle circostanze da ricondurre all’emergenza sanitaria. «Di sicuro, la più particolare» confessa passando rapidamente in rassegna tutte quelle vissute in 27 anni nei mari di mezzo mondo, «principalmente il Mediterraneo».

L’ultima la definisce “creativa”, aggettivo ricollegato alle attività svolte assieme ad un equipaggio ridotto, composto da cinque persone appena tra cui un altro viareggino, Massimiliano Chini. «Solitamente le agenzie assicurano un’assistenza completa ai grandi yacht. Stavolta però, viste le limitazioni, ci siamo dovuti rimodulare, provvedendo noi direttamente all’acquisto del cibo e a tutte quelle mansioni che di volta in volta si rendeva necessario fare». Eppure, nonostante le comprensibili criticità dovute alla pandemia, «l’equipaggio si è rivelato più che all’altezza, contribuendo ad instaurare un clima tranquillo e costruttivo», tiene a sottolineare Angeli.

La navigazione - cominciata alla fine di luglio – si è sviluppata tra Montenegro e Turchia. «Ho percepito una grande attenzione al rischio sanitario: nei mercati le autorità locali effettuavano controlli di continuo». Evitare che si verificassero casi di positività a bordo era la sua priorità. «Proprio per questo ho attuato una politica più rigorosa, imponendo quando possibile test sierologici e tamponi ai membri dell’equipaggio e alcune restrizioni alla loro libertà, oltre all’obbligo di indossare i guanti quando si recavano nei mercati per scegliere il cibo. Una linea dura, lo comprendo bene, ma in situazioni simili non si sa mai cosa possa accadere».

Sotto tale aspetto Angeli riconosce di essere rimasto «piacevolmente sorpreso dall’atteggiamento dell’armatore», che si è mostrato «comprensivo ed intelligente, per nulla presuntuoso. Lui stesso pretendeva di sapere con certezza che gli ospiti fossero negativi prima di salire a bordo».

Durante i mesi a bordo dello yacht, Angeli ha avuto modo di restare a contatto – seppure a distanza – con la famiglia. «Trascorrere lunghi periodi lontano da casa fa parte del mio lavoro, fa parte del gioco. Mia moglie è chef di un ristorante di rilievo, anche lei, come me, è sempre in prima linea. Comunque ci sentivamo tutti i giorni, o quasi».

Angeli e il suo equipaggio sono rientrati in Italia dopo “sette giorni di navigazione ininterrotta”, seguiti da quelli di quarantena, durante i quali ha potuto ripensare all’unicità di un’esperienza di cui conserverà la capacità “di adattamento ad una situazione nuova” e di “trasformare il negativo in positivo”. Alla base di tutto, sottolinea il comandante viareggino, «ci deve essere il rispetto nei confronti chi ci permette di lavorare. E noi, con l’impegno e la volontà di fare, lo abbiamo dimostrato». —

gabriele noli

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