Il Tirreno

Versilia

Gli amici di Rita: scherzi e risate, quanto ci mancherai

L’omaggio commosso e i giorni felici vissuti alla Vecchia Viareggio 

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il ricordo

Un ricordo commosso, quello di Rita Passaglia, ad opera dell’associazione Arlas.

«Ciao “mastietta” – scrivono gli amici Angiò, Riccardo, Luca, Adolfo, Sergio, Walter, Francesco, Andrea – Rita, te ne sei andata a soli 63 anni, in silenzio nella prima mattina di martedì 17 mettendoti in tasca un altro pezzetto del nostro cuore. “Mastietta”, perché anche te facevi parte della famiglia allargata di noi Arlas, quindi del Rione storico della “Vecchia Viareggio”, quella di Mameli Codecasa, di Elios Lippi, del nostro Riccardo e di tanti e troppi che il tempo si è portato via. Molti sicuramente rammentano con nostalgia l’epoca dei Rioni degli anni ’80, ma bisogna anche ricordare tutta una parte di storia, non ancora scritta che va dagli anni ’90 a tutto il primo decennio del 2000, dove te, amica nostra, l’hai vissuta da protagonista ed in primis proprio da consigliera in quella Vecchia Viareggio. I nostri ricordi si perdono dietro a quel sorriso che ogni volta ci accoglieva. Un sorrisetto che con la sua allegria celava un velato sarcasmo e un filo di polemica per i fatti quotidiani, come non mancava mai quella benedetta sigaretta sempre stretta fra le dita. Impegnata politicamente e socialmente a sinistra, sei sempre stata molto accorta a non confondere il tuo Carnevale con la politica. Bisogna anche dire che con quella tua bicicletta, con la quale ti vedevamo arrivare, eri sempre la prima a salutare con gioia e la prima all’occorrenza a dare una mano. Una mano essenziale, parlando dell’Annunziata, o dietro al banco delle torte, oppure dietro al quello dei “ciottori” o a vestire, con l’immancabile sacco nero della spazzatura, qualche “bamboretto” intento ad imbrattare di gioiosi colori il suo prezioso “ciottorino”. Ma ti ricordi in quanti eravamo dietro a quel banco e alla sera gli scherzi fatti all’amico Aurelio Bonuccelli, responsabile dell’esposizione dei Ciottorini, che non voleva che nessuno ci mettesse mano in quanto doveva tenere il conto di tutti gli oggetti? Appena voltava le spalle, noi a rotazione, si andava dietro a svuotare gli scatoloni dei “ciottori” in ceramica e senza farcene accorgere le mettevamo sul banco rimasti semivuoti, la cosa naturalmente non rimaneva inosservata, in quanto Aurelio sapeva a menadito quello che c’era in ogni scatola, dalla più grande alla più piccola e su ogni tavolo. Al mattino dopo, chi passava dalla piazza, non poteva far altro che ascoltare gli urli che poi si confondevano con le risate e che per finire diventavano di tutti compreso Aurelio. Con affetto ti ricordo intenta a “chiacchiera” con il nostro mitico Antonio Bertolucci, e poi a spiegare e rispiegare infinite volte quello che avevi detto, perché Antonio non è che ci sentisse molto e quindi capiva sempre il contrario di quello che gli dicevi e tutto finiva nel suo “Brutta miseria… ma che famiglia è questa”. Ci siamo fatti tante e tante risate ma abbiamo anche lavorato tanto, come volontari per la nostra città ed il nostro Carnevale. Tempi andati ma che rimangono nei cuori. Ciao Rita, mi raccomando salutaci gli amici che sicuramente ti avranno accolta a braccia aperte e con una manciata di coriandoli rossi e verdi... sì lo so per te, più rossi che verdi!». —

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