Toscana
Il musicista dopo la guarigione: non sottovalutate il virus
Maurizio Paoli, chitarrista dei Masnada, ha avuto la prima febbre il 22 ottobre poi è risultato positivo: «È stato un momento molto brutto della mia vita»
VIAREGGIO. Tra le tante notizie di contagi e di decessi, può dare speranza anche sapere che in molti riescono a uscire dalla terribile infezione provocata dal coronavirus. Maurizio Paoli, viareggino doc, 61 anni, geometra, tifoso del Milan e tra i fondatori del noto gruppo musicale dei Masnada, conosciuto per la musica di Carnevale, è infatti guarito dal virus. Era statocontagiato il 26 ottobre scorso. Ad affiancarlo nel lungo periodo di guarigione la moglie Franca, che è risultata negativa al Covid 19.
«Essere contagiati non è una vergogna. Ci possiamo trovare tutti in questa situazione – racconta Paoli al Tirreno – per questo sono molto solidale con coloro che sono risultati positivi. Andare sul giornale è un’occasione per mandare un abbraccio a chiunque si trovi in questa situazione, sia in modo grave che lievemente, ma anche a coloro che semplicemente si in quarantena. E mi rivolgo a coloro che in questo periodo fanno polemica: chiedete a chi è in quarantena se ha bisogno di fare la spesa, di avere medicine dalla farmacia o semplicemente una parola di conforto. Le polemiche non aiutano la gentilezza si».
Maurizio ha voluto con decisione lanciare un messaggio chiaro dopo la sua esperienza a chi è ancora scettico su questo virus: «Non auguro a nessuno di passare quello che ho passato io in questo periodo – racconta – tutto è iniziato con una febbre di 37, 5 il 22 ottobre scorso che è durata due giorni. A quel punto mi sono sottoposto al tampone. Sono andato a Lucca a fare il testo e ho avuto il responso positivo. La febbre è ritornata a 38°-39° e la situazione è cominciata a precipitare, perché non respiravo. Sono rimasto a casa e il mio medico mi ha prescritto l’ossigeno attraverso la bombola. In quella fase avevo ancora sia il senso dell’olfatto che il gusto. Per almeno tre o quattro giorni non ho mangiato nulla, bevevo tanta acqua. Prendevo il cortisone e antibiotici che mi hanno aiutato a guarire lentamente. Ero in contatto con il mio medico tutti i giorni il quale monitorava la situazione in modo che fosse sempre aggiornato delle mie condizioni. Ci sono stati alcuni giorni c’è stato un peggioramento: il mio medico mi voleva mandare in ospedale, però mi sono opposto perché avevo il terrore che potessero intubarmi o mettere il casco. Mi sono fatto forza interiormente e mentalmente. Contavo di rimanere a casa e guarire con a fianco mia moglie che ringrazio così come tutti quelli che mi sono stati vicini, anche solo con il pensiero, in questi brutti momenti. Quello che mi fa rabbia è che ci siano ancora persone che si scherzano sul virus, pensano di essere simpatici forse e fanno passare l’idea che non sia pericoloso come invece è. Fortunatamente io ce l’ho fatta a guarire, anche se non sono ancora totalmente in forma: mi sento ancora debole e ho cominciato da poco ad avere un po’di appetito. Credo che questo sia un buon segnale. Soltanto dopo aver rifatto nuovamente il tampone l’Asl mi ha dato comunicazione del fatto che non sono più contagioso e che posso tornare a uscire. Mi reputo fortunato rispetto a chi invece si trova ancora in ospedale: ho saputo che ci sono anche dei miei conoscenti. A loro e a tutti coloro che stanno lottando contro questo maledetto virus mando un grande abbraccio e invito ancora a non sottovalutarlo. Mettete le mascherine, rispettate i distanziamenti e tutte le altre disposizioni che ci sono state date. Ringrazio tutti per l’affetto che mi è stato dimostrato in questo brutto momento della vita». —
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