Muore "Dinone" Bertolini: una vita per l’hockey
L’uomo era stato meccanico sia per l’Hockey Viareggio che per il Cgc
VIAREGGIO. Se ne è andato dopo avere purtroppo sofferto, negli ultimi mesi, Dino Bertolini che domani avrebbe festeggiato 84 anni. Nel giugno scorso, mentre lavava una veranda nella sua abitazione sulla via Aurelia a Bicchio, fu colpito da un ictus. Da allora è stato un peregrinare dall’ospedale Versilia, alla casa di cura Barbantini, poi di nuovo in ospedale, fino ad essere ospitato in una Rsa a Tonfano. L’aggravarsi delle condizioni ha costretto un nuovo ricovero all’ospedale Versilia, dove venerdì notte è deceduto. Inevitabilmente sottoposto anche a tampone è risultato negativo al Covid 19. Personaggio molto conosciuto nel mondo sportivo viareggino, ma non solo, Bertolini era stato autista per una ditta di materiale edili.
Nel maggio del ’94 ebbe un incidente con il camion sulla Aurelia a Migliarino in cui riportò una grave lesione ad un arto inferiore. Ma "Dinone", come veniva chiamato per il suo fisico possente, non si demoralizzò e guardò avanti con l’entusiasmo e la grinta che lo hanno sempre contraddistinto. Appassionato da sempre di hockey su pista è stato meccanico, sia con l’Hockey Viareggio che con il Cgc. Il presidente Alessandro Palagi esprime le più sentite condoglianze a nome della società alla famiglia: Bertolini, infatti, è stato dirigente della società, socio e collaboratore prezioso anche in occasione della Coppa Carnevale. Lo ricordano con affetto molti giocatori di hockey che hanno condiviso con lui anni d’oro della gioventù. Dino era un punto di riferimento sempre presente per tutti. Abramo Franceschini ricorda: «Per me e tutti i ragazzi di allora è un giorno triste, ciao zio Dino. Tutti insieme stecche in alto al centro della pista per Dinone hip hip urrà».
Alessandro Pardini, Francesco Martini, Franco Palagi, alcuni dei tanti giocatori del Cgc che sono cresciuti con lui, oggi vogliono ribadire che era un personaggio unico. Un’altra passione di Bertolini era il calcio, tifosissimo del Torino. Nell’ottobre scorso in onore della squadra granata si era fatto un tatuaggio su una spalla, dichiarando per prendere in giro i suoi amici,«l’ho fatto anche per dispetto alla Juventus di Ronaldo». Nel suo cuore portava anche il Viareggio calcio ed era legato a diversi calciatori. Chi lo conosceva ricorda come Dino avesse un cuore d’oro. L’uomo è stato componente anche del club "Onda bianconera" e poi "Angelo Francesconi" a sostegno delle zebre. Lo ricordano con affetto i componenti dell’associazione culturale "Orgoglio Bianconero". Collaboratore prezioso nel ristorante del bagno Marechiaro sul viale Europa in Darsena, Dino era un carnevalaro doc e si occupava di trovare attrezzi per il carro dei Lebigre, come racconta una delle figlie Donatella, che Dino lascia insieme all’altra figlia. Barbara ed al figlio Massimo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
